Milano, 16 maggio 2018 - I fotomontaggi su Instagram. Le frasi offensive lanciate da profili-ombra. Gli insulti via via più pesanti. Con tanto di «like» strappati a diversi coetanei. Una persecuzione andata avanti per quattro mesi. Senza un motivo. «Perché ce l’hai con me? Cosa ti ho fatto?», le domande che la vittima è riuscita a rivolgere al compagno di scuola in un drammatico faccia a faccia, senza ottenere risposte sensate.

Poi il 14enne ha trovato la forza di confidarsi con il padre, che a sua volta ha deciso di rivolgersi alla polizia. Da quella segnalazione è nato il primo ammonimento emesso dal questore Marcello Cardona nei confronti di un cyberbullo che aveva preso di mira un coetaneo che frequenta la sua stessa scuola: il ragazzino, che sembra abbia già manifestato l’intenzione di chiedere scusa per il suo comportamento, dovrà seguire un percorso di recupero presso il Centro italiano per la promozione della mediazione (Cipm) diretto dal professor Paolo Giulini, in base al protocollo di collaborazione “Zeus” firmato di recente. gennaio scorso, siamo in un liceo del centro di Milano. Alcuni compagni di classe avvisano Marco (nome di fantasia) che in Rete stanno girando da qualche giorno alcuni «meme» che lo riguardano: in sostanza, c’è la sua faccia inserita in contesti di fantasia e circondata da commenti volgari e omofobi; in alcuni post viene tirata in ballo pure la fidanzatina dello studente, presa in giro proprio per la relazione sentimentale con il 14enne. Settimana dopo settimana, il «leone da tastiera», celato dietro nickname inventati come spesso succede in questi casi, acquista sempre più sicurezza, tanto che in un’occasione commenta utilizzando le sue reali generalità. Invece Marco, nonostante la solidarietà più volte mostrata dagli amici, imbocca inevitabilmente il tunnel della depressione, inizia a calare nel rendimento scolastico fino a smettere di frequentare le lezioni.

A quel punto, i genitori si accorgono che qualcosa non va e riescono a penetrare il muro che il giovane ha eretto attorno a sé. Così mamma e papà convincono il figlio a recarsi con loro presso l’Ufficio Stalking di via Fatebenefratelli per raccontare tutto agli agenti. Gli accertamenti della Postale smascherano in breve tempo l’aggressore digitale, che viene a sua volta convocato in Questura insieme madre e padre. Gli screenshot, le immagini delle sue attività sul web, sono inequivocabili. Tanto basta per far scattare l’ammonimento introdotto dalla legge 71 del 2017 sul cyberbullismo: stando a quanto riferito dalla dirigente della divisione Anticrimine Alessandra Simone, il ragazzo ha sinceramente recepito la ramanzina e si è detto pronto a incontrare la sua vittima per chiedergli perdono. Prima, però, dovrà seguire un corso di riabilitazione al Cipm; e gli effetti del provvedimento cesseranno al compimento del 18° anno di età. Intanto Marco è tornato in classe: i compagni non l’hanno mai isolato, anzi si sono schierati compatti dalla sua parte. E non dovrà più preoccuparsi nemmeno di quelle brutte immagini: i genitori, facendo leva sulla norma varata in Parlamento meno di un anno fa, hanno chiesto al gestore del social media l’immediata rimozione dei contenuti veicolati sul web. Fine dell’incubo.