L’ultimo presidio organizzato dai lavoratori dell’Hotel Gallia di Milano
L’ultimo presidio organizzato dai lavoratori dell’Hotel Gallia di Milano

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Lavoratori licenziati aggirando il divieto con la formula della "cessazione d’attività e messa in liquidazione", passaggi da una società all’altra nella giungla degli appalti e contratti che peggiorano le condizioni di chi resta. Sotto i cinque euro netti all’ora per fare le pulizie in alcuni degli alberghi aperti nella Milano bloccata dalla pandemia, che per un part time si traduce in stipendi da 400-500 euro al mese e famiglie spinte nella povertà. L’emergenza sanitaria, che ha quasi azzerato gli spostamenti per lavoro, turismo o altri motivi mettendo in ginocchio il settore alberghiero, sta avendo ripercussioni pesanti sui lavoratori che fra appalti e subappalti garantiscono pulizie, facchinaggio e altri servizi negli hotel della città. Servizi che sono quasi completamente affidati a ditte esterne, soprattutto nelle catene.

Una crisi che ha colpito, tra gli altri, una quarantina di lavoratori che, assunti dalla società HoGroup, erano in servizio all’hotel Gallia, nella suite affacciate sulla stazione Centrale inaugurate nel 1932. La società li ha messi in cassa integrazione a marzo e le trattative perché venissero riassorbiti dall’impresa che nel frattempo è subentrata, la Keep Up, si sono arenate con il nuovo anno. "Ci hanno comunicato che il Gallia ha disdettato l’appalto con loro – spiega Mattia Scolari, funzionario Cub – affidandolo per un mese a un’altra società, la Papalini, in attesa di bandire una gara definitiva. In questo modo i lavoratori “storici“ restano tagliati fuori. Stiamo preparando una nuova mobilitazione davanti alla Prefettura, perché serve un intervento per regolare un settore che a Milano conta migliaia di posti di lavoro a rischio".

E c’è già chi ha perso il posto, nonostante il blocco dei licenziamenti. "Ci sono società di servizi che cessano l’attività e vanno in liquidazione – spiega Silvia Tagliabue, del sindacato Sial-Cobas – e in questo modo possono licenziare. Poi gli ex dipendenti vengono riassorbiti da imprese dello stesso consorzio, con condizioni peggiori". Solo a Milano sarebbero già centinaia i lavoratori del settore coinvolti in un meccanismo che, secondo i sindacati, nasconde il tentativo di cambiare le carte in tavola, approfittando della pandemia e del bisogno di lavorare per sostituire il contratto nazionale del turismo con quello multiservizi. E la differenza si vede nelle buste paga. "Un’addetta alle pulizie inquadrata con il multiservizi prende 6.50-7 euro all’ora lordi – prosegue – 1.5 euro in meno rispetto a chi lavora con il contratto del turismo. Condizioni che, se non ci opporremo, diventeranno la normalità quando ci sarà la piena ripresa delle attività".