Per il 49% dei lavoratori l’equilibrio familiare è peggiorato
Per il 49% dei lavoratori l’equilibrio familiare è peggiorato

Milano, 24 marzo 2021 - Il lavoro nella metropoli che non si fermava mai ha cambiato faccia. Tempi più lenti, persone più contente di impegnarsi da casa, ma consapevoli che questo spesso significa faticare anche più di prima. La certezza è una sola: non si tornerà più indietro. A certificarlo è una ricerca di Glickon, azienda milanese specializzata nell’analisi dei comportamenti umani e nelle consulenze sulla gestione del personale. che ha fotografato l’effetto della pandemia sulla vita di aziende, uffici e multinazionali, raccogliendo le opinioni di un campione differenziato per età, sesso e ruoli, all’interno del proprio database. Tante le conferme del nuovo approccio al dovere inoculato nella società insieme al virus, cominciando dal massiccio ricorso allo smartworking, con il 37% degli impiegati collegato sempre da remoto e con un altro 30% che alterna giornate passate a casa alla presenza fisica in ditta, fra i tre e i cinque giorni alla settimana.
A cambiare meno radicalmente è la mobilità che segue ancora modelli consolidati. Il 39% dei dipendenti si sposta con i mezzi pubblici, specie coloro che a Milano ci vivono. La metà dei non residenti, invece, usa l’auto. E il 56% impiega oltre 40 minuti per tornare in famiglia. Proprio la distanza condiziona chiaramente l’opinione sull’attività da remoto. Chi abita lontano, nel 46% dei casi ritiene di lavorare meglio. Percentuale che crolla al 21% fra chi ci mette dieci minuti da portone a portone, contro un 42% di fan dell’impegno in presenza.
Il grande sintomo lasciato dalle tre ondate del Covid sull’esistenza di chi lavora è però l’ansia. Ne ha sofferto il 51%, soprattutto fra uomini, specie i più giovani (18-30 anni) e i più maturi (50-60 anni). Per il 49% dei lavoratori l’equilibrio di vita della famiglia è peggiorato, complice forse anche la difficoltà di gestione dei figli. A emergere dalla ricerca come i più adattabili alle nuove sfide, invece, sembrano essere i quarantenni: l’80% pensa di aver raggiunto un miglior bilanciamento fra dovere e sfera privata. Certo, due su tre continuano a preferire l’ufficio e le sue dinamiche, anche se l’87% pensa di aver aumentato lo sforzo rispetto a prima dell’epidemia. Ma è forse anche per questo che venti persone su cento, nel campione, hanno avuto uno scatto di carriera.