Emergenza Coronavirus
Emergenza Coronavirus

Milano, 30 ottobre 2020 - Ieri la provincia di Milano ha sfondato quota tremila contagiati dal coronavirus in ventiquattr’ore (3.211), la soglia che l’Italia intera era tornata a superare solo il 7 ottobre (per la prima volta dal 24 aprile). Milano città ha bruciato un altro record di 1.393 nuovi casi in un giorno, nel contesto di un’infornata record di 42.648 tamponi in Lombardia. Sono morti altri 57 lombardi di Covid, i ricoverati nei reparti Corona sono aumentati di 283 arrivando a 3.355, e quelli in terapia intensiva di 53 (più del doppio di mercoledì), balzando a 345 in tutta la regione.

E oggi all’ospedale della Fiera arriva il Niguarda, ad aprire il secondo modulo da 16 letti perché nel primo, del Policlinico, ieri gli intubati sono arrivati a 14 (altri 13 pazienti sono in terapia intensiva in via Sforza, che ieri aveva 278 ricoverati per Covid). Niguarda partirà coi propri anestesisti e infermieri d’area critica, che saranno via via aumentati in base all’arrivo dei pazienti (al Portello sono previsti un medico e tre infermieri ogni due letti occupati), mentre per il Policlinico - che ha la regìa della Fiera e il compito di reclutare tecnici e ausiliari per tutti i Covid hub che “adotteranno“ dei moduli - sono in arrivo 17 medici e 51 infermieri dai privati San Giuseppe e Policlinico di Monza e dalle Asst Pini/Cto, dei Santi e di Lodi, anche in vista dell’apertura di un altro modulo da 7 a gestione Ca’ Granda. Come prevede la riorganizzazione scattata con l’allerta 2-3 del piano degli ospedali, comunicata due settimane fa e messa per iscritto la settimana scorsa dalla Regione, che ha bloccato i ricoveri a pagamento ovunque e quelli non urgenti o indifferibili nei presidi che non sono Covid-hub, ma devono dare una mano alle 18 grandi strutture che oggi sopportano l’impatto della seconda ondata (e curano anche i malati più complessi di altre patologie), accogliendo pazienti Corona meno gravi e prestando il proprio personale alla Fiera e ai Covid-hub. 

Se c’è chi, come il direttore dell’Asst Sette Laghi Gianni Bonelli, congeda con un messaggio commovente l’équipe che prenderà servizio al Portello («Siete chiamati a portare aiuto a chi si trova in difficoltà ancora maggiori»), intorno all’operazione covano i malumori di un personale esasperato da otto mesi di pandemia, di ospedali anche privati che vorrebbero continuare a macinare prestazioni a pieno regime e di territori che temono di rimanere sguarniti. Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona – cioè una delle zone più colpite nella fase 1, dalla quale provenivano molti dei pazienti che a marzo riempivano le terapie intensive di Milano – da giorni esterna «preoccupazione» per i «ricoverati da Milano» e l’invio di personale in Fiera dall’ospedale cittadino. Ma anche il milanese Massimo De Rosa, capogruppo dei 5 Stelle al Pirellone, protesta per i rinforzi mandati in Fiera: «Dovranno sguarnire i reparti di strutture funzionanti e cariche di lavoro, per trasferirsi nell’ ”astronave” e assecondare le esigenze di Regione Lombardia».