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18 nov 2021

Pazienti più fragili dopo il Covid: l’arma in un anticorpo monoclonale

Corregge le alterazioni del sistema immunitario: la scoperta del Centro Invernizzi della Statale e del Sacco

simona ballatore
Cronaca
Paolo Fiorina, professore di Endocrinologia e direttore del Centro internazionale per il diabete di tipo 1 del Centro Invernizzi
Paolo Fiorina, professore di Endocrinologia

Milano -  C’è la conferma , scientificamente provata: molti pazienti che hanno superato il Covid-19 sono più “esposti“ ad altri virus, più fragili. Ma c’è anche uno spiraglio, una strategia terapeutica: "Abbiamo scoperto che un anticorpo monoclonale che blocca la proteina PD-1, i cui livelli sono aumentati durante e dopo l’infezione, riduce le alterazioni immunitarie osservate". Ad annunciarlo è Paolo Fiorina, professore di Endocrinologia e direttore del Centro internazionale per il Diabete Tipo 1 nel Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi. I risultati dei ricercatori del Centro Invernizzi della Statale e dei medici del Sacco - in collaborazione con gruppi di ricerca di Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School e Brigham and Women’s Hospital - sono stati pubblicati su JCI Insight.

«Questo studio rivela che le alterazioni del sistema immunitario riscontrate durante il Covid-19 non sono circoscritte solo alla fase acuta della malattia, ma possono permanere anche per mesi dopo la guarigione, proprio come i sintomi che caratterizzano il Long Covid, compromettendo la capacità di risposta del sistema immunitario ad agenti patogeni esterni, ed esponendo potenzialmente i pazienti a nuove infezioni da SARS-CoV-2 o da altri patogeni". Di qui il tentativo di “correggere“ l’alterazione con l’anticorpo monoclonale.

"Dopo il trattamento, le cellule immunitarie mostravano un’aumentata capacità di risposta contro il SARS-CoV-2 e contro antigeni di altri virus e batteri. La possibilità di correggere farmacologicamente queste alterazioni e di ripristinare una normale ed efficiente risposta immunitaria offre un importante strumento per contrastare il potenziale rischio di reinfezioni e per proteggere i pazienti anche da altre patologie di origine infettiva". E di "potenziale nuova arma per la protezione della salute e per la lotta contro la diffusione di questa terribile epidemia" parlano anche i docenti Stefano Rusconi, direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’Ospedale di Legnano, e Massimo Galli.

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