Un’escalation preoccupante . Prima l’assalto a un gazebo dei 5 Stelle. Poi i blocchi stradali in corso Buenos Aires. I tafferugli con la polizia in via Arcivescovado per raggiungere una piazza Duomo in quel momento occupata dai militanti di Fratelli d’Italia per il comizio di Giorgia Meloni. Gli scontri in viale Monza con cinque arresti in flagranza. E infine l’assalto alla Centrale di sabato scorso, con il tentativo sventato dalla polizia di entrare nello scalo ferroviario per bloccare i treni in partenza. Il movimento No vax a Milano si è reso protagonista nelle ultime dodici settimane (tanti sono i cortei non autorizzati andati in scena dal 24 luglio in avanti) di un progressivo innalzamento del livello di conflittualità con le forze dell’ordine e di una crescente capacità di creare disagi alla città, mantenendo un numero di presenze mai inferiore ai 4mila.

Con l’avvicinarsi della scadenza di venerdì 15 ottobre, giorno in cui diventerà obbligatorio mostrare il green pass per accedere al luogo di lavoro, la piazza si è fatta sempre più aggressiva, senza però mai toccare le punte di violenza registrate a Roma tre giorni fa. E il fatto che sabato sarà il day after dell’introduzione del certificato verde fa suonare più di un campanello d’allarme per la probabile tredicesima manifestazione consecutiva, anche alla luce di quanto accaduto nella Capitale. "Le istituzioni stanno facendo il loro dovere per fronteggiare al meglio questo fenomeno che desta preoccupazione e che lascia intravedere un futuro imprevedibile, se la politica non chiarisce le sue linee di azione", ha chiarito ieri il pm Alberto Nobili, capo del pool Antiterrorismo, che coordina le indagini sulle varie proteste che si sono succedute in questi tre mesi. "Evitando situazioni di conflittualità violenta – ha aggiunto Nobili – le istituzioni stanno cercando di gestire al meglio il disordine: va elogiato il comportamento della polizia che con notevole professionalità sta gestendo la situazione e anche l’efficacia del coordinamento della Digos". Ovviamente, la soglia di attenzione è fatalmente destinata ad alzarsi nelle prossime ore con l’approssimarsi della deadline del 15.

Per il corteo selvaggio di sabato scorso, un venticinquenne è stato arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver colpito un poliziotto davanti alla Galleria delle Carrozze; altri 57 sono stati denunciati a vario titolo per reati come interruzione di pubblico servizio, violenza privata, manifestazione non preavvisata, istigazione a disobbedire alla leggi e oltraggio a pubblico ufficiale. Poco meno di un terzo degli indagati appartiene a gruppi di anarchici del Corvetto e a movimenti di ultrasinistra di stampo marxista-leninista, anche se la loro presenza in testa durante un tratto del corteo non ha aggiunto né tolto nulla al caos in atto. Come dire: al momento, nessuno ha conquistato stabilmente la leadership della galassia antivaccinista in salsa meneghina; al massimo, gli autonomi (o i neofascisti come il fuoriuscito di Forza Nuova Marco Mantovani, comparso a metà settembre) sono riusciti a capeggiare momentaneamente un serpentone di per sé disordinato e pronto comunque a creare più danni possibile ai weekend del centro. Tornando alle denunce, inizierà oggi il processo per due dei cinque manifestanti ammanettati il 2 ottobre (di cui uno in custodia cautelare in carcere). La direttissima del venticinquenne bloccato sabato sera in metrò a Porta Venezia si è chiusa invece con la convalida del provvedimento e la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per tre volte a settimana. Ora i riflettori sono tutti puntati su sabato prossimo, quando i No vax proveranno certamente a partire ancora una volta da piazza Fontana. Tanto dipenderà dalle indicazioni che arriveranno domani dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Una cosa è certa: i negazionisti non mollano. Basti un esempio a provarlo: nelle ultime ore, qualcuno è arrivato a proporre sulla chat Telegram "Basta dittatura" di mettere i bambini in prima fila, così da impedire a polizia e carabinieri di usare la forza.