Milano - La polizia di Stato, al termine delle indagini coordinate dai pm di Milano Paolo Storari e Francesco Ciardi, ha eseguito un sequestro preventivo per equivalente da oltre 42 milioni di euro nei confronti di una società italiana con sede a Milano, la Lattonedil, specializzata nella produzione e commercializzazione di pannelli stratificati in acciaio. Il provvedimento è stato firmato dal gip Giusi Barbara. Nell'inchiesta sono state accertate responsabilità da parte dei rappresentanti legali e del direttore finanziario pro tempore della società, di alcuni dirigenti pubblici venezuelani e di alcuni cittadini spagnoli e messicani per il reato di corruzione internazionale aggravato dall'esistenza di un gruppo criminale organizzato "impegnato in attività criminali in più di uno Stato".

Tangenti milionarie a funzionari venezuelani

Tangenti milionarie a "pubblici ufficiali venezuelani" per ottenere "dalla società pubblica" Petroleos de Venezuela Industrial sa, "interamente controllata dal Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela", due appalti, il primo del 2013 e il secondo del 2014, sulla "fornitura di pannelli per l'edilizia di tipo 'sandwich' per la realizzazione del progetto denominato Gran Mision Vivienda de Venezuela". Lo si legge nel decreto del gip di Milano Giusi Barbara, eseguito dalla Squadra mobile nell'inchiesta dei pm Storari e Ciardi e che ha portato al sequestro di oltre 42 milioni di euro a carico della società Lattonedil (indagata) nell'indagine per corruzione internazionale a carico di due amministratori e un dirigente dell'epoca e di tre intermediari e un consulente contabile (spagnoli e messicani).

Appalti e fatture false

La prima commessa presa dalla società milanese, come si legge nel decreto di quasi 400 pagine, era di oltre 47 milioni di euro e la seconda di quasi 24 milioni. Stando alle imputazioni, "una somma pari all'1%" del valore delle commesse sarebbe stata versata a Carlos Medina, "dirigente generale dell'area progetti" della società pubblica venezuelana. Mentre un altro 27% del valore degli appalti "è stata corrisposto ad altri pubblici ufficiali venezuelani, tra cui Ower Manrique, all'epoca presidente di Pdvsa Industrial", la società venezuelana, "attraverso fatture false emesse da società messicane". La corruzione internazionale sarebbe stata portata avanti tra Milano, Spagna, Stati Uniti, Bulgaria e Venezuela fino al 2018. Tra gli indagati gli amministratori dell'epoca di Lattonedil, Sergio (ad) e Giulietto Bettio (presidente), e il dirigente Fabio Merli. "Una somma pari al 7% - si legge ancora - è stata trattenuta da Cladellas e Lujambio (presunti intermediari, ndr) a titolo di mediazione".

Sistema di pagamento

Sempre nel decreto del gip Giusi Barbara si legge che gli "organi di vertici dell'azienda italiana", la Lattonedil spa di Milano, con un "sistema di pagamenti" ideato da presunti intermediari "sono stati in grado di veicolare oltre 22 milioni di euro (cosiddetti ritorni) nelle casse di otto società "fantasma" messicane", a loro volta "trasferiti ad altri soggetti, non ancora identificati, che in più occasioni sono stati indicati con l'appellativo 'lobby', 'gruppo V', 'open doors', ma ancora in modo più significativo come 'i venezuelanì o persone vicine a coloro che governano il Paese". Nel provvedimento, inoltre, il giudice ricorda che "Lujambio (uno dei presunti intemediari, ndr) nel corso del suo interrogatorio ha affermato che il "gruppo V" è composto da persone vicine al Governo venezuelano e alle gerarchie militari di Paese sudamericano". La società italiana si sarebbe aggiudicata le commesse pubbliche "per affidamento diretto, senza l'indizione di alcun bando di gara", con fornitura "contrattata a prezzi superiori a quelli normalmente praticati dalla società italiana ai clienti nazionali".

Interrogatorio e mail

Nel corso del suo interrogatorio, si legge nel decreto, "Sergio Lujambio Irazabal ha spiegato che il nome 'Gruppo V' è stato dato da Jordi Rosell, consulente di Jordi Cladellas (sono tutti indagati, ndr) a una lobby la cui funzione era quella di mediare tra politici e militari del Venezuela". Agli atti ci sono una serie di email del 2014 nelle quali Lujambio, Cladellas informavano i rappresentanti della Lattonedil, Sergio Bettio e Merli, che la "lobby venezuelana" stava esercitando "pressioni", perché, scrivevano, la "loro unica preoccupazione è incassare, nel modo giusto, e subito".

Lujambio in un'altra mail scrive ancora a Merli: "Quelli vicini a chi lo governa, sono quelli che ci hanno aiutato a rendere possibile questo ordine". I pagamenti delle presunte mazzette sarebbero passati attraverso due società in particolare, Hollowside e Nqi, con un sistema di false fatture, e sarebbero stati generati così anche "fondi extracontabili, verosimilmente finiti nella disponibilità dei suoi amministratori (della Lattonedil, ndr) e sottratti sia al patrimonio sociale che all'imposizione tributaria". Agli atti anche un'intercettazione del 3 luglio del 2018 tra Fabio Merli e un'altra persona che per gli inquirenti proverebbe, assieme a tutti gli altri elementi raccolti, il pagamento delle "stecche". "Io ero informato dell'ammontare delle tangenti (...) ci sono 21 milioni di costi di provvigioni", si legge nell'intercettazione. Una vicenda di corruzione internazionale, conclude il gip, che "inizia nel 2013 e prosegue quantomeno sino al 2020".