Umberto Galimberti, 78 anni, nato e cresciuto a Monza, filosofo
Umberto Galimberti, 78 anni, nato e cresciuto a Monza, filosofo

Milano, 26 maggio 2020 - "Cosa insegna questa pandemia all’uomo? Un bel niente. La gente chiusa in casa avrebbe avuto occasione di riflettere, e invece…". Umberto Galimberti risponde con franchezza. Filosofo, psicoanalista, autore di decine di libri, la sua è diventata una delle ultime voci della filosofia capaci di farsi conoscere, anche quando le sferza, dalle masse. In questi giorni di pandemia, con i ritmi dell’uomo sconvolti da un’emergenza sanitaria come non se ne vedevano di eguali da tempo, Galimberti riflette.

Perché è così pessimista?
"Da tempo viviamo nell’età della tecnica, che ci vede come i funzionari di apparati deboli nel momento in cui siamo tecnicamente più assistiti, in cui basta aprire un frigorifero per trovare da mangiare… in cui però non sappiamo più vivere al di fuori di questo enorme apparato tecnico. E la tecnica non apre scenari di senso o di salvezza, ma semplicemente funziona: come diceva Pasolini, non è progresso ma sviluppo".

Lei ha sempre messo in guardia dei pericoli della cosiddetta tecnocrazia.
"Bastano due mesi in cui questo mondo tecnico non funziona come prima per assistere a un collasso generale che mostra quanto il nostro mondo sia precario. E appena sarà tutto finito, fra due anni magari, la gente tornerà all’apparato tecnico che era stata costretta a lasciare con la stessa voluttà di un di un drogato. Posso fare una citazione?".

Prego.
"Quando Heidegger fu intervistato nel 1966 da Der Spiegel, disse: “Tutto funziona. Ma proprio questo è l’elemento inquietante: che tutto funzioni e che il funzionare spinga sempre avanti verso un ulteriore funzionare, e che la tecnica strappi e sradichi sempre di più l’uomo dalla terra (...) Ormai abbiamo solo rapporti puramente tecnici. Non è più la Terra quella su cui oggi vive l’uomo”".

E cosa c’entra con il Covid?
"Sono assolutamente convinto che c’è una stretta correlazione fra l’espandersi di questo virus e il modo in cui abbiamo ridotto la Terra. Non possiamo fare della Terra quello che vogliamo, siamo passati dal suo uso alla sua usura. Fenomeni come la deforestazione, la strage animali, la contaminazione delle acque e dell’aria, tutto c’entra in quello che sta accadendo".

La Terra ci sta punendo?
"No, si sta vendicando, la trattiamo troppo male".

L’uomo diventerà migliore?
"No, perché pensa troppo poco, pensa solo a distrarsi da se stesso. Basterebbe soltanto considerare quanto poco si legga in quest’epoca, quando uno che legge due libri all’anno è considerato un “forte lettore”. E invece i libri sono fondamentali, servono a riflettere e a far sì che non si resti ancorati sempre alle stesse idee stantie e ripetitive. Non siamo più abituati a fare una riflessione, questo poteva essere il periodo adatto per farlo, in cui recuperare i rapporti umani e invece continuiamo solo a litigare, in 9 settimane addirittura abbiamo già contato 11 femminicidi!".

Insomma, nessuna speranza…
"Abbiamo una unica forma di pensiero, come ammoniva sempre Heidegger, ed è il pensiero calcolante, che ci consente solo di fare conti economici".

Come considera il rapporto dell’uomo con la scienza, fra speranze e delusioni?
"Si tratta di un rapporto che era già in crisi e che aveva visto troppi di noi allontanarsi, basti pensare alle assurde polemiche sui vaccini che avevano dimostrato come ci fidiamo a volte più della parola della portinaia che di quella del medico. All’inizio questa epidemia sembrava averci riavvicinato ma…".

Troppi virologi che si contraddicono?
"Attenzione, la premessa deve essere chiara: la scienza non dice cose vere, ma solo cose esatte… E ha bisogno di tempo, la scienza avanza per tentativi".

Ma secondo alcuni, la scienza ha sempre ragione...
"Attenzione, però, i veri scienziati sono quelli che stanno nei laboratori, non nelle televisioni: è la differenza fra scienziati e pseudo scienziati".

Parliamo di scuola. Lei ha insegnato, al liceo classico (Zucchi di Monza) e all’Università. Cosa si deve fare?
"Le lezioni via Skype sono l’unica possibilità in questo momento, e anche una delle poche cose buone che ci regala la tecnocrazia. Il problema è che non sempre ci sono professori in grado di fare lezioni secondo queste modalità e non sempre ci sono studenti in condizioni - anche per un problema sociale - di accedere a queste lezioni. Stiamo vivendo un momento eccezionale, e meno male che c’è la tecnica, che fa sentire i ragazzi ancora impegnati con la cultura".

Però...
"Ecco, la scuola a distanza sarebbe utile se tutti i professori mostrassero col proprio esempio che si stanno impegnando, anche al di fuori delle ore stabilite, e facessero vedere che si stanno sacrificando, mostrando ai ragazzi che ne vale davvero la pena: ecco, questo potrebbe essere il messaggio migliore in questo momento da trasmettere ai ragazzi".

Si sta scoprendo il bello dello smart working. Meno stress, meno viaggi, meno smog, risparmio di tempo e denaro…
"Certamente ci sono tanti vantaggi, ma ci sono anche svantaggi da non trascurare: perché viene a mancare la socializzazione. E lavorare in solitudine, senza potersi scambiare idee, può rivelarsi deleterio, senza comunicare rischi di ritrovarti condannato a una solitudine monacale.
Perché, come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale".

Il Governo si trova al centro delle polemiche; c’è chi parla di dittatura della prudenza.
"È una situazione purtroppo necessaria, imposta dall’impossibilità di capire come si comporta questo virus. Purtroppo capisco il bisogno di rimettere in piedi le industrie e il tessuto economico del Paese, ma come si fa se poi dobbiamo fare i conti con le vittime della pandemia?".

Non si poteva fare diversamente?
"Pur lontano politicamente, sono positivo nei riguardi di questo presidente del Consiglio. Al netto di tutte le contraddizioni, vorrei vedere come si sarebbero comportati gli altri al suo posto. Dittatura della prudenza? No, necessità di questa prudenza, perché le ricadute sono peggiori delle malattie e un altro blocco della società sarebbe peggio di quanto sia stato la prima volta".

Cosa fa il filosofo Galimberti in questi giorni di blocco?
" (ride) Finalmente ho più tempo per studiare, leggere e scrivere il mio nuovo libro".