Un operaio al lavoro con la mascherina in una ditta metalmeccanica
Un operaio al lavoro con la mascherina in una ditta metalmeccanica

Milano, 7 aprile 2020 - «Sono uno dei tanti lavoratori metalmeccanici che in barba ai Dpcm emanati dal Governo è rientrato a lavoro richiamato dalla mia azienda, nonostante a tutti gli effetti non svolga nessun lavoro essenziale, come già precedentemente comunicatomi tramite documento aziendale". La situazione, denunciata da un milanese che ha scritto al Giorno, non sarebbe un caso isolato. Secondo la segretaria generale della Fiom-Cgil di Milano, Roberta Turi, "decine di aziende stanno riaprendo l’attività chiedendo l’autorizzazione al Prefetto in quanto si dichiarano funzionali ad assicurare la continuità della filiera delle attività “essenziali” indicate dal Governo". Il sindacato denuncia che "fino a quando il prefetto, a fronte di eventuali controlli, non adotta un provvedimento di sospensione dell’attività, possono continuare a lavorare. Alcune, pur avendo ricevuto - a detta del prefetto - il provvedimento di sospensione, sono ancora aperte. E non ci risultano sanzioni per chi viola la norma". Ma c’è un aspetto che aggiunge al danno la beffa. "Ci risulta addirittura - prosegue Turi - che se un lavoratore viene fermato dalle forze dell’ordine mentre si reca sul posto di lavoro e si constata che la sua azienda non è tra quelle che possono rimanere aperte, lui viene multato e l’azienda no. Poi magari il povero lavoratore viene sanzionato anche dall’azienda per non essersi presentato in fabbrica o in ufficio".

I sindacati hanno inviato una lettera in prefettura con una nuova “black list“ di aziende che secondo i rappresentanti dei lavoratori hanno riaperto pur senza averne il diritto e non rispettano le misure di sicurezza. Finora sono state vagliate dalla prefettura le richieste di circa tremila imprese. Il bilancio finale parla di una trentina (l’1% del totale) che non hanno superato l’esame di corso Monforte e per le quali è stato quindi decretato lo stop alla produzione. Stop che però, secondo i sindacati, viene ignorato. Una situazione paradossale che emerge anche dalla testimonianza del lettore del Giorno. "Il nostro codice Ateco di appartenenza non rientrava tra gli essenziali quindici giorni fa, come può esserlo ora? Ovviamente non lo è, e questo è un più che chiaro raggiro al sistema ai danni miei e di altri migliaia di lavoratori, mettendoci in pericolo insieme a tutti i nostri familiari". Intanto il settore metalmeccanico piange altri due lavoratori morti dopo aver contratto l’infezione da Covid-19: Mario Perrone, 57 anni, operaio manutentore della Siram di Milano, e Fabrizio Crispiatico, 48 anni, impiegato dell’Electrolux di Solaro.