Lavoro
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Milano, 7 aprile 2020 - Collaborazioni occasionali unite a “lavoro grigio“, contratti di somministrazione con part time verticale, lavori che a monte non hanno neanche un foglio di carta con condizioni messe nero su bianco. "Stiamo toccando con mano forme di precarietà che prima potevamo soltanto immaginare, le scopriamo giorno dopo giorno", spiega Claudia Di Stefano, segretaria generale della Nidil-Cgil di Milano, categoria dei lavoratori atipici. Un vaso di pandora scoperchiato anche dalla corsa all’indennità di 600 euro al mese prevista dal decreto Cura Italia per i lavoratori autonomi rimasti senza un reddito a causa dell’emergenza coronavirus. Nella Città metropolitana, secondo dati Istat elaborati dalla Cgil, sono oltre 300mila gli autonomi, circa il 20% dei lavoratori: 197mila nei servizi, 63mila nel commercio, alberghi e ristoranti, solo per citare i settori più impattati. Una platea vastissima ed eterogenea che comprende avvocati e architetti, freelance degli spettacoli e infermieri, artigiani e commercianti. Spaziano da redditi stellari a introiti che consentono a malapena di sopravvivere. Una parte riceverà il sussidio erogato dall’Inps, è in attesa di una risposta dopo aver presentato la domanda online tra tante difficoltà. Ma c’è anche una quota di lavoratori - autonomi e non - che pur avendo perso il lavoro rimarrà tagliata fuori.

prematuro fare una stima – prosegue Di Stefano – pagheranno il prezzo più alto i collaboratori occasionali, categorie come gli operatori turistici in somministrazione rimasti in un limbo, senza ammortizzatori sociali. La lista è lunga, ci chiamano ad esempio donne che hanno perso il lavoro e stanno crescendo un figlio da sole. In questa ricerca di tutele c’è anche una riscoperta del ruolo del sindacato". Una situazione che sta mettendo in crisi famiglie monoreddito o con stipendi bassi integrati da lavori in nero. Per chi riceverà i 600 euro una boccata d’ossigeno che però, con il costo della vita di una città come Milano, non basta per rimanere a galla. "Chiunque fa il mio lavoro deve avere da parte dei risparmi per situazioni d’emergenza", spiega Serena Martucci, freelance degli eventi, settore completamente fermo.

"I risparmi uniti ai 600 euro dell’Inps mi permetterebbero di resistere per qualche mese – prosegue – ma il mio timore è che il mio settore non riuscirà a ripartire prima di un anno". Serena elenca gli spettacoli cancellati fino a luglio, fatture che non potrà mai emettere. È riuscita a presentare domanda all’Inps dopo ore di tentativi sul sito andato in tilt. La risposta non è ancora arrivata, e per l’erogazione si rischia di andare per le lunghe. "Dopo un primo momento di incertezza – spiega Isabel Mosca, avvocato – è intervenuto un decreto interministeriale che ha esteso ai liberi professionisti come noi, iscritti alle gestioni previdenziali di categoria, l’indennità di 600 euro. I requisiti sono abbastanza stringenti: soglia di reddito fino a 35mila euro per il 2019 e riduzione dell’attività a causa della pandemia, oppure reddito tra 35mila e 50mila euro e riduzione, sospensione o cessazione dell’attività. Sebbene apprezzata, questa misura è poca cosa. Il cambiamento sociale imposto dalla pandemia ci porterà a ripensare la figura dell’avvocato e la stessa idea di studio legale, che dovrà essere più “agile” e incline alla tecnologia".