I Navigli deserti
I Navigli deserti

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Milano, 13 gennaio 2021 - Marciapiedi deserti, spacciatori all’opera. Spaccato della Milano infrasettimanale di sera, in un tour a piedi fra Porta Romana, Corvetto e il Naviglio Grande. Quasi tutta la città, da quando ci sono le restrizioni per la pandemia, dà l’impressione di fare come De Niro/Noodles: va a letto presto.

Senza la possibilità di fare l’happy hour, di cenare al ristorante, di andare in palestra, di infilarsi in un cinema, di vedere un concerto, chi esce dall’ufficio può contare su assai poche opzioni per svoltare la serata. I più, infatti, decidono di tornarsene a casa. Il viaggio di ritorno è affidato soprattutto ai mezzi privati, a giudicare dal numero di auto che affollano le strade mentre tram e bus in superficie circolano vuoti. E deve sembrare un privilegio questo percorso in macchina ai lavoratori dello smart working che lo guardano dalla finestra mentre loro vivono una «reclusione» domestica continua, un rimbalzo fra scrivania, cucina e divano. Siamo partiti da piazzale Medaglie d’Oro alle 18.30 proseguendo in viale Sabotino. I negozi di abbigliamento possono rimanere aperti con la zona arancione ma quando è buio sono quasi tutti sgombri di clienti, anche se è un periodo di saldi. L’unico punto di attrazione rimane il supermercato Pam, fuori si incontra soprattutto gente coi sacchetti della spesa. Si esce per necessità, non per bighellonaggio: l’antropologia da marciapiede si adegua.

Proseguendo per un tratto in via Ripamonti le presenze si rarefanno. La maggior parte dei bar che sono sulla via ha già deciso, prima che lo imponga il governo, di rinunciare alla possibilità di fare asporto dopo le 18. E ci sono anche ristoranti con le serrande abbassate che non si affidano al delivery. Solo su viale Isonzo e piazza Trento si incrocia qualcuno. Solo i pochi proprietari di cani che si muovono nell’area verde. Oppure un runner che corre solitario sfidando il freddo. Si prosegue in piazzale Lodi dove è scomparso il furgoncino di street food, i suoi odori. Lungo il parterre centrale di corso Lodi sfrecciano i ciclofattorini di Glovo e Deliveroo. Le panchine su cui un anno fa avremmo trovato a stazionare sudamericani sono quasi tutte sgombre, a parte qualche arabo e una confezione di vino in cartone abbandonata. Qualcuno ha lasciato anche un carrello della spesa.

Solo a Corvetto torna la densità umana. Ma quella che si preferirebbe non incrociare. In piazzale Gabrio Rosa prosegue lo spaccio maghrebino «as usual». Con l’organizzazione collaudata: i pusher che si riuniscono fuori dal minimarket etnico di via Martini a bere assieme. I pali agli angoli. E lo scambio della sostanza che avviene più avanti, fra le panchine nell’area verde, nascoste dal fitto buio, nella piazza da dove partono per l’«ultimo miglio» i cavallini in bicicletta verso i clienti che stazionano nelle auto in sosta. Scene diverse dai Navigli, diventati loro malgrado simbolo di un’epoca delle passioni tristi. Il divertimento milanese ha perso il suo epicentro e alle 21 sono terra desolata. «Ma anche alle 18 sono quasi un deserto» dice Toel Colombo, responsabile di «Pigato», uno dei pochi locali in zona che fa cocktail take away. Andrea Linguanti, titolare di «Luca e Andrea», il take away per la caffetteria si limita a farlo solo in fascia diurna: «Quando tutto è spento arriva il vero degrado».