Alexander Boettcher
Alexander Boettcher

Milano, 2 febbraio 2016 -"La supplico di rivisitare accuratamente il ricordo di quel tremendo 28 dicembre che ha devastato le nostre vite ma sta rischiando di distruggere la possibilità di un futuro di un ragazzo". È il passaggio di una lettera che la madre di Alexander Boettcher, imputato per una serie di aggressioni con l' acido, ha inviato al padre di Pietro Barbini, il giovane sfigurato nel dicembre del 2014. Missiva che è stata prodotta e depositata in aula dal legale della parte civile Barbini, l'avvocato Paolo Tosoni, durante la deposizione nel processo della donna, Patrizia Ravasi. La teste ha difeso il figlio sostenendo anche, come ha fatto lo stesso Alexander nel suo interrogatorio, che Gherardo Barbini potrebbe avere "sovrapposto le due figure", ossia aver confuso Boettcher con Andrea Magnani, il presunto complice. Il padre di Barbini, infatti, aveva raccontato in aula che Martina Levato era stata incitata a lanciare l' acido contro il figlio da Boettcher. La "mente di ognuno di noi", scrive Ravasi nella lettera, "può creare associazioni divergenti dalla realtà". 

Poi, quando alla donna sono state fatte domande riguardanti i video mostrati in aula la scorsa udienza, lei ha detto: "Mi è stato riferito che quando uno è capace di tirare il collo di una gallina, alla terza volta che lo fa gli resta in mano la testa e comunque non ci vedo un reato". Insomma, immagini che, a detta della donna, non denotano "comportamenti violenti, cattiveria o sadismo". Nei video, mostrati nei giorni scorsi su richiesta delle parti civili, si vede Martina Levato che beve quella che sembra una bottiglia di urina su richiesta di Boettcher e poi la ragazza che subisce delle scarnificazioni e, come hanno ricordato i giudici, Boettcher che strappa la testa ad una gallina mentre "sul pavimento ci sono carcasse di altre galline mozzate". Ravasi ha spiegato che le immagini le hanno creato "un impatto importante di dolore", ma non c'è "cattiveria". 

TESTIMONE: "VOCI CHE SAVI FREQUENTASSE BRUTTA GENTE" - "Avevo sentito delle voci in un locale sul fatto che Stefano Savi frequentasse brutta gente, ma era un sentito dire riferito da alcune persone". Lo ha spiegato un giovane, conoscente di Savi, il ragazzo che venne sfigurato con l' acido nel novembre 2014, chiamato a testimoniare nel processo milanese dalla difesa di Alexander Boettcher. Difesa che cerca di dimostrare che il broker, così come l'amante Martina Levato, non c'entra con il blitz ai danni dello studente. I difensori di Boettcher hanno letto alcuni messaggi che il testimone mandò nel novembre 2014 a una sua amica dopo l'episodio ai danni di Savi. Messaggi nei quali il giovane scriveva "se entri nel giro sbagliato, queste sono le conseguenze" e "queste le conseguenze di frequentare brutta gente". Il testimone ha tuttavia spiegato che "era un sentito dire e io ho azzardato delle ipotesi". Inoltre il teste ha raccontato che la notte del primo novembre 2014, quando poi Savi venne aggredito, "aveva avuto, da quanto mi è stato detto, un battibecco nella discoteca 'The Club', ma io non c'ero in quel locale quella sera".

Prima che iniziasse l'udienza dedicata ai testimoni della difesa, i giudici hanno respinto una serie di richieste presentate dai legali del broker, tra cui quella di effettuare una perizia alla ricerca di impronte sul martello che, secondo l'accusa, Boettcher avrebbe usato per inseguire Pietro Barbini, altro ragazzo sfigurato. Boettcher, infatti, nel suo interrogatorio ha sostenuto che il martello l'aveva visto a terra quel pomeriggio e che ce l'aveva in mano una persona che intervenne per bloccarlo e che non è mai stata rintracciata.