Stefano Savi
Stefano Savi

Milano, 15 gennaio 2016 - Nel caso della banda dell'acido prosegue il processo in rito ordinario a carico di Alexander Boettcher che sarà in aula il 22 gennaio, salvo sorprese dell'ultimo minuto. Per l'udienza fissata quel giorno è previsto il suo interrogatorio nel processo che lo vede come unico imputato per le aggressioni con l'acido a Stefano Savi e Giuliano Carparelli, mentre l'amante Martina Levato è stata già condannata in abbreviato a 16 anni e il presunto complice Andrea Magnani a 9 anni e 4 mesi. I due difensori di fiducia di Boettcher, infatti, hanno confermato oggi ai giudici alla fine dell'udienza che il loro assistito risponderà anche alle domande del pm Marcello Musso e delle parti civili. Nella prossima udienza verranno sentiti anche due consulenti delle parti civili e i primi testi della difesa.

Intanto, nell'aula del primo piano del palazzo di Giustizia di Milano, è stato il giorno innanzitutto della testimonianza di Patrizia Ferrandi, la madre di Savi che venne sfigurato nel novembre 2014 e, più in generale, di quelle dei testimoni delle parti civili, la gran parte dei quali amici o di Savi o di Carparelli. Dall'aggressione a Stefano Savi, in poi, come ha spiegato sua madre, «abbiamo cercato di capire in ogni modo, abbiamo sempre chiesto a Stefano di dirci la verità se avesse mai fatto qualcosa di grave a qualcuno». E proprio questo è stato un punto focale intorno al quale si sono sviluppate anche le deposizioni degli altri testi: cercare di comprendere se vi fossero frequentazioni particolari nella vita dei due ragazzi o se, addirittura, vi sia stata la possibilità dopo la duplice aggressione, di dare un nome e un volto precisi agli aggressori, fino alla svolta nelle indagini sulla cosiddetta 'banda dell'acido'.

«Ci hanno detto subito che la situazione era molto grave perchè l'ustione di terzo grado da acido è la peggiore... da allora abbiamo cercato di capire in ogni modo, abbiamo sempre chiesto a Stefano di dirci la verità se avesse mai fatto qualcosa di grave a qualcuno». Lo ha ricordato Patrizia Ferrandi, madre di Stefano Savi. «Come mamma posso fare ben poco per lui se non seguirlo in tutti i trattamenti che dovrà fare - ha continuato la donna -. on sono mai stata una madre coraggio. La nostra vita è cambiata. Stefano non riesce più a uscire, lo fa solo per andare in ospedale, per esempio non sa più nemmeno cosa vuol dire andare a comprarsi un paio di pantaloni, anche se grazie agli amici che gli fanno forza sta ricominciando ad uscire qualche volta la sera. Li ringrazio moltissimo. Non cerco compassione, io e mio marito andiamo avanti e faremo di tutto perché Stefano possa avere i medici e le cure migliori».

Alla domanda se Stefano avesse mai capito chi poteva essere il suo aggressore la donna ha risposto: «Non credo che lui possa aver capito il sesso di questa persona era una sagoma nera io invece ho pensato in un primo momento che fosse stata una donna». Prima della deposizione della Ferrandi la difesa di Alexander Boettcher aveva chiesto di poter sentire Giorgio Magnani, il padre di Andrea, condannato lo scorso 13 gennaio a 9 anni e 4 mesi sempre in relazione ai fatti dell' acido, ma la richiesta è stata respinta dalla corte.