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18 mag 2022

Confermati i legami con le ’ndrine No al ricorso del benzinaio Gatto

Dichiarata inammissibile la richiesta del titolare legato in modo evidente alla criminalità organizzata

18 mag 2022

Ad agosto dello scorso anno, il Tar della Lombardia aveva confermato il provvedimento interdittivo, respingendo il ricorso presentato da Giovanni Gatto. Ora, anche il Consiglio di Stato ha detto no, dichiarando inammissibile il ricorso e l’appello presentato dal titolare del distributore di benzina chiuso nel 2020 per "concrete connessioni con la criminalità organizzata", come si leggeva sul provvedimento.

L’interdittiva antimafia era arrivata a seguito del lavoro dei carabinieri di Buccinasco, guidati dal luogotenente Vincenzo Vullo, che avevano consentito di fare luce sulle infiltrazioni e il "condizionamento della criminalità organizzata nelle scelte e indirizzi generali della società". Era giugno 2020 quando i carabinieri notificarono il provvedimento. Il Comune, a seguito dell’informativa, ha firmato un’ordinanza per disporre l’interdizione e la sospensione delle attività. Gatto, tramite i ricorsi, ha cercato di provare "l’assenza di riscontri oggettivi e gli accertamenti erronei, imprecisi e datati". Ma le indagini hanno setacciato il presente e il passato della società. Una storia iniziata nel 1985, quando l’attività della stazione Agip apparteneva a Giuseppe Zappia, con due dipendenti: il fratello Vincenzo (entrambi con precedenti per droga) e Gatto, subentrato come titolare nel 1994. I servizi di osservazione dei carabinieri hanno evidenziato la presenza di Vincenzo alla cassa del distributore. In più, Zappia, figlio di Pasquale classe 1939, personaggio di spicco della ‘ndrangheta, operava sul conto intestato alla ditta. Nel 1998 i giudici avevano accertato che l’impianto era stata rilevata dagli Zappia con atti intimidatori ed era, con il tempo, diventata ufficio delle ‘ndrine. Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di Gatto e lo ha condannato al pagamento delle spese di giudizio. "La sentenza – commenta il sindaco Rino Pruiti – conferma le procedure amministrative messe in atto in seguito al provvedimento del prefetto e la correttezza dell’interdittiva antimafia, motivata dalla presenza nella struttura commerciale di personaggi legati alla criminalità organizzata".

Francesca Grillo

© Riproduzione riservata

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