Milano, 28 febbraio 2018 - Il suo corpo  era avvolto nel piumone. Senza vita. Sotto i portici di via Vittor Pisani, uno dei ritrovi abituali dei clochard che si rifiutano di dormire nei centri d’accoglienza del Comune. I primi a dare l’allarme sono stati gli agenti della polizia locale, ieri mattina alle 8, ma per Massimiliano Rovelli non c’era più nulla da fare: l’autopsia chiarirà le cause della morte, ma è probabile che il suo fisico già debilitato sia stato stroncato dal gelo siberiano che in queste notti sta spingendo la colonnina di mercurio ben al di sotto dello zero. Quarantasette anni, i problemi di dipendenza dall’alcol lo avevano allontanato qualche anno fa dalla moglie Katia e dal figlio Luca, rimasti a vivere nella casa di Paderno Dugnano. Nel palazzone di nove piani di via Gorizia, in molti se lo ricordano: «Era separato e non lo vedevamo da diverso tempo». Da quando aveva iniziato a vivere per strada. Era noto agli operatori sociali che battono quotidianamente le vie della città per aiutare i senzatetto irriducibili che preferiscono dormire all’aperto. Nel 2015, fanno sapere dal Comune, era stato accolto nel mezzanino della metropolitana in Centrale, nonostante non si fosse sottoposto ai test sanitari sulla Tbc necessari per poter accedere alle strutture di assistenza. Poi i volontari lo avevano perso di vista a inizio 2016 per ritrovarlo nell’autunno successivo. Da allora aveva sempre rispedito al mittente le offerte di aiuto: «Anche negli ultimi giorni», conferma l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. Per gli amici era «Max lo chef»: raccontano del suo passato da cuoco (anche se non risultano impieghi in grandi alberghi come riferito da alcuni senza fissa dimora) e dei guai che progressivamente l’avevano catapultato nel tunnel dell’etilismo. «Era molto complicato da gestire – afferma Mario Furlan, presidente dei City Angels – soprattutto nei giorni in cui aveva bevuto parecchio: a volte ci faceva avvicinare, altre ci teneva lontani».

In giro per Milano ce ne decine come lui: ostinati nel loro «no» a un letto caldo. Nelle ultime ore, fa sapere il sindaco Giuseppe Sala, «sono stati contattati più di 200 di loro e, da quanto mi riferiscono, solo 8 hanno accettato la nostra offerta», nonostante ci siano a disposizione 250 letti sui 2.700 ricavati da Palazzo Marino. E purtroppo, chiosa amaro il primo cittadino, «la legge non ci permette di obbligarli ad accettare un letto al caldo nei nostri centri». In ogni caso, ieri pomeriggio le unità di strada si sono rimesse all’opera, con l’ausilio della polizia locale. Sperando che almeno qualcuno cambi idea.