Baby rapinatori
Baby rapinatori

Milano, 17 febbraio 2019 - I due quattordicenni sono sulla banchina del metrò a Cimiano, in attesa del treno della verde. A un certo punto, si avvicinano due ragazzi, pure loro minorenni: uno di loro tira giù la cerniera del giubbotto e mostra il calcio di una pistola infilata nei pantaloni. «Seguiteci», l’ordine perentorio. Le due vittime, terrorizzate, eseguono senza proferire parola e si ritrovano in un parchetto di via Pusiano, dove vengono derubate di smartphone e soldi, sotto la minaccia di un coltello.

È il pomeriggio del 9 febbraio. Subito dopo aver subìto la rapina, i due adolescenti chiamano il 112 per segnalare l’accaduto: sul posto arrivano gli agenti delle Volanti, che raccolgono la testimonianza dei ragazzi e poi li riaffidano ai genitori, che sporgono denuncia in Questura. A pochi giorni da quella richiesta di aiuto, gli investigatori sono riusciti a individuare i baby malviventi: un 16enne egiziano, accolto in una comunità come minore non accompagnato in Italia, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto; il complice, 14enne residente nell’hinterland, è stato denunciato a piede libero. A incastrarli sono stati gli uomini della Polmetro, la sezione specializzata dell’Upg che si occupa di pattugliare quotidianamente sia le metropolitane che i mezzi di superficie. I poliziotti, coordinati dalla dirigente Giuseppina Suma, sono partiti dall’analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza: gli occhi elettronici, ad alta definizione, hanno ripreso le facce dei due aggressori, che hanno agito a volto scoperto.

Qualche giorno dopo, alcuni agenti in servizio a Cimiano hanno incrociato un ragazzino identico a uno dei due ripresi, che, al momento del controllo, ha istintivamente portato le braccia alla parte bassa dell’addome, come a voler nascondere qualcosa: in effetti, sotto il giubbotto, celava la stessa pistola utilizzata per il raid del 9 febbraio, che poi si è rivelata essere una riproduzione-giocattolo di una Beretta 92 sprovvista di tappo rosso. Nella comunità che ospita il ragazzo, descritto da chi l’ha seguito come «totalmente incapace di gestire la sua aggressività», gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato gli indumenti indossati il giorno della rapina. E il complice? I poliziotti ci sono arrivati passando al setaccio i messaggi contenuti nella memoria del cellulare del 16enne e isolandone alcuni in cui l’egiziano si accordava per il colpo con un altro ragazzo. Dal numero di telefono, si è risaliti così all’identità del 14enne italiano, che ha poi confessato di aver nascosto il coltello a casa della nonna. Ci sono fondati sospetti che i due siano entrati in azione in altre occasioni.