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22 apr 2022

"Ciao Michele, paladino dei deboli" Vita spesa per la salute sul lavoro

Scomparso Michelino. Dopo gli anni duri in fabbrica fondò il Centro di iniziativa proletaria. Tra le sue battaglie quella contro l’amianto killer. Gli amici: sempre contro le ingiustizie del sistema

dilaura lana
Cronaca
Michele Michelino durante una manifestazione per la tutela dei lavoratori
Michele Michelino durante una manifestazione per la tutela dei lavoratori
Michele Michelino durante una manifestazione per la tutela dei lavoratori

di Laura Lana

"Se ne va un compagno straordinario, un comunista, una mente lucida e illuminata come pochi in questi tempi sempre più bui". E, ancora, "un gigante per la lotta contro le morti sul lavoro", che aveva speso "una vita intera in difesa dei diritti dei più deboli e per cambiare questa società basata sul profitto". Michele Michelino è morto alle 13.16 di ieri, come ha fatto sapere il fratello Alberto. Nato a Casalpusterlengo nel 1949, ha passato una vita nella fabbrica. Prima nel reparto cavi alla Pirelli dal 1966 al 1974 e poi dal 1976 al 1997 nel reparto forgia, il più duro della Breda Fucine quando Sesto San Giovanni era ancora la Stalingrado d’Italia e in quei capannoni ci si ammalava – e si moriva – di amianto e di mesotelioma pleurico.

La vita professionale si era conclusa come operaio elettricista nel settore manutenzione del Comune di Milano. Poi era diventato l’anima del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio e il fondatore del Centro di iniziativa proletaria Tagarelli di via Magenta.

Sabato 30 aprile come sempre Michelino avrebbe alzato il suo immancabile megafono per ricordare tutte le morti sul lavoro, commemorare le vittime di amianto e ricordare quanto la fibra killer sia un problema non del passato ma del presente e soprattutto del futuro. "La morte sul lavoro non è una fatalità ma un crimine contro l’umanità", ripeteva. Ogni anno da oltre 25 anni, nella giornata mondiale delle vittime dell’amianto, il comitato si riunisce alla lapide di via Carducci. "L’ultima raccomandazione è stata proprio per la manifestazione. “Fatela anche senza di me“, ci ha detto", dicono al Centro di iniziativa proletaria di via Magenta, dove ieri pomeriggio si sono riuniti compagni, amici, iscritti. Tutti per lui. Da un mese Michelino era ricoverato all’ospedale Niguarda ma, nonostante le precarie condizioni di salute, finché ha potuto ha partecipato a tutte le lotte sestesi: da quella per il diritto alla casa, insieme all’Unione Inquilini, a quelle delle storiche associazioni come Aned e Ventimila Leghe sfrattate da via Giardini.

Una vita sempre in prima linea per combattere contro le ingiustizie del sistema. "Un sistema – come ripeteva lasciando oggi quasi un testamento al Cip – che assolve i manager che sapevano che l’amianto fosse presente e nocivo nei loro capannoni industriali, che impiega anni per riconoscere malattie professionali e indennità, che ancora oggi non avvia un piano per lo smaltimento di tutte le fibre killer ancora presenti nei luoghi pubblici".

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