Anche i contratti atipici al centro delle vertenze
Anche i contratti atipici al centro delle vertenze

Milano, 21 gennaio 2019 - Hanno visto piangere la ministra Fornero, Matteo Renzi rottamare l’articolo 18 con il suo Jobs act e ora il vicepremier Di Maio con un decreto chiamato «dignità». Le regole insomma cambiano, ma fortunatamente i giudici del tribunale del lavoro non perdono le loro (buone) abitudini.

E così, a dispetto della girandola di norme, i 15 magistrati di via San Barnaba mantengono la loro invidiabile velocità di intervento. Anche quest’anno isola felice nell’ arcipelago di sabbie mobili del pianeta giustizia, il tribunale del lavoro è riuscito a ridurre i tempi medi di definizione dei suoi fascicoli scendendo da 140 giorni a soli 113 - in pratica meno di quattro mesi - nonostante gli organici incompleti: mancano 7 toghe sulle 22 previste e anche il personale di cancelleria è in sofferenza.

I dati statistici riferiti all’ultimo anno giudiziario (luglio ’17-giugno ’18) confermano alcune tendenze. La prima: assoluta prevalenza delle cause di lavoro nel variegato panorama complessivo delle cause civili iscritte in tutto il tribunale milanese: più di una su quattro (26%) riguarda le vertenze tra lavoratori e aziende Seconda: il trend è una sempre maggior fiducia verso i giudici, se è vero che, alla fine del periodo considerato, i nuovi ricorsi sono risultati 12.985, in pratica un 2,5 per cento in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Il tasso di litigiosità tra lavoratori e aziende resta dunque in crescita.

Poi, certo, il terreno di scontro in questi anni ha visto ridefinire spesso i propri confini. Basti pensare al gran calderone dei contratti a tempo determinato. Liti a non finire, in passato, sulle motivazioni ufficiali che ne giustificavano l’utilizzo (e conseguenti vertenze una volta conclusi i rapporti di lavoro), poi lunga fase di bonaccia dopo che il Jobs Act aveva di fatto “liberalizzato” l’uso da parte dei datori, ora nuove vertenze in vista dal momento che il decreto “dignità” ha nuovamente fissato dei paletti per chi ricorre a questo tipo di strumento contrattuale reintroducendo la cosiddetta “causale”.

Tutto ciò, naturalmente, non facilita la lettura dei numeri e delle statistiche e non aiuta a comprendere se le nuove regole del sistema abbiano finito per produrre - soprattutto nei ricorsi contro i licenziamenti - un maggior numero di successi per i lavoratori o per le aziende. «Per quanto riguarda il rito introdetto dalla legge Fornero direi una leggera prevalenza delle decisioni di rigetto», ammette il presidente del tribunale del lavoro Piero Martello (in pratica sono in leggero vantaggio i datori di lavoro).

Impossibile anche capire quante volte la vittoria del lavoratore si traduca in un semplice indennizzo economico o in quella reintegrazione sul posto di lavoro, che una volta era la regola e ora non più. La sensazione degli addetti è, ad ogni modo, che una certa compressione dei diritti sancita dalle nuove norme non possa che trovare conferma anche davanti ai giudici.