NEL MIRINO Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini
NEL MIRINO Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini

Milano, 28 dicembre 2017 - «Sequestrate beni e denari della Lega Nord per un valore di mezzo milione di euro». È una ex dipendente storica di Via Bellerio che chiede al tribunale del lavoro di bloccare l’equivalente della somma (più interessi e spese) che sostiene di dover ricevere dai dirigenti del Carroccio. Entro pochi giorni il tribunale del lavoro deciderà sul sequestro cautelare.

È una nuova grana giudiziaria tutta milanese questa, dopo quella innescata nei mesi scorsi da una ben più pesante iniziativa della procura di Genova, che tentò di bloccare (riuscendoci solo in minima parte, in realtà) quasi 50 milioni del patrimonio leghista dopo la condanna di primo grado in sede penale del fondatore Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Francesco Belsito per la storia dei rimborsi pubblici spesi illegalmente.

Stavolta la querelle si gioca tutta tra le mura di casa dei lumbard. Da tempo in crisi economica, la Lega Nord ha messo in vendita la storica palazzina che ospita la sede e inflitto un drastico taglio alla maggior parte dei suoi dipendenti con cassa integrazione, mobilità, licenziamenti. L’ex segretaria, che lo scorso giugno ha avviato contro il partito di Matteo Salvini una causa davanti al tribunale milanese, non contesta in realtà la brusca conclusione del rapporto di lavoro. Sostiene però di essere stata retribuita, in tutto il suo percorso professionale, in modo non adeguato alle sue reali attività.

Per più di un quarto di secolo impegnata in via Bellerio, la signora spiega nel ricorso di non essersi limitata ad un banale lavoro di routine come apparirebbe dalle sue mansioni. In realtà dagli inizi degli anni ’90 e fino a ieri, si può dire, avrebbe agito in materia di spese e di conti a stretto contatto con i vertici non solo amministrativi ma anche politici della Lega, fornendo supporto tecnico e contabile ai vari segretari che si sono succeduti sul trono leghista, da Bossi a Maroni e fino a Salvini.

È lei, insomma, che avrebbe tenuto sotto controllo carte, conti e quache segreto. Lei che avrebbe avuto contatti e istruzioni anche dall’ex tesoriere Belsito, quello che investiva i soldi del partito nell’acquisto di lingotti d’oro e diamanti. Ora la signora pretende 370mila euro di spettanze arretrate dai vertici della Lega Nord e per cautelarsi, visti i tempi, ha chiesto il sequestro di 500mila euro sui conti del partito. I legali del Carroccio replicano che Via Bellerio non avrebbe in realtà alcun problema a liquidare le pretese economiche dell’ex dipendente, se davvero dovesse ottenere ragione nel merito, e che dunque un sequestro cautelare non avrebbe senso. Ora tocca al giudice.

mario.consani@ilgiorno.net