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Crisi IperDì e SuperDì: "Dobbiamo salvare 1.000 stipendi"

Fabrizio Camponeschi, della Uil TuCS  Turismo Commercio e Servizi, conosce fin troppo bene la situazione che sin trovano a vivere sulla propria pelle i circa mille dipendenti

di DARIO CRIPPA
Ultimo aggiornamento il 22 agosto 2018 alle 09:56
I punti vendita della catena SuperDì e IperDì hanno gli scaffali vuoti

CESANO MADERNO, 22 agosto 2018  – «La situazione comincia a farsi davvero preoccupante». Fabrizio Camponeschi, della Uil TuCS (Turismo Commercio e Servizi), conosce fin troppo bene la situazione che sin trovano a vivere sulla propria pelle i circa mille dipendenti del gruppo G.C.A. Generalmarket srl, quello a cui fanno riferimento i centri commerciali IperDì e SuperDì.

Come abbiamo raccontato sulle nostre pagine negli scorsi giorni, i punti vendita del gruppo sono alle prese con una crisi epocale. E sono stati chiusi uno dopo l’altro. Pare che ne restino aperti ancora 5 (sugli ultimi 15 rimasti dei 43 iniziali) nelle regioni in cui è presente la famiglia Franchini (Lombardia, Liguria e Piemonte), ma anche loro potrebbero esssere chiusi molto presto.

Gli ultimi tre punti vendita rimasti aperti in Brianza, a Cesano Maderno, Barlassina e Cogliate, hanno visto abbassarsi le serrande domenica scorsa. Ufficialmente, per ferie o ristrutturazioni urgenti ma non previste. La verità, però, è che nessuno ci crede. A cominciare dai dipendenti, costretti dall’oggi al domani a mollare il posto di lavoro e a consumare i giorni di ferie o di permesso residui, e addirittura a ricorrere all’aspettativa retribuita. Nemmeno Camponeschi però crede che il 2 settembre tutto tornerà come prima. «Il segnale peggiore - spiega - è stato il mancato pagamento dello stipendio di luglio ai lavoratori: non era mai accaduto in tanti anni di storia». Anzi, proprio i dipendenti del gruppo ricordavano la puntualità e la correttezza finora dimostrate nei loro confronti dall’azienda. «Per noi stessi sindacalisti - ricorda Camponeschi - entrare in quei supermercati era sempre stato difficile, i dipendenti erano fortemente fidelizzati nei confronti della propria azienda, ci vedevano quasi come i “cattivi” della situazione. Ora, però, i fatti ci stanno dando purtroppo ragione e ci troviamo a essere la loro ultima speranza».

Cosa accade a questa azienda fin qui così florida? «Non lo sappiamo e non riusciamo a capire dove vogliano andare a parare - spiega il sindacalista -: ogni volta che li abbiamo incontrati, ci hanno sempre rassicurato che tutto si sarebbe sistemato, visto che le difficoltà perdurano da almeno 6 o 7 mesi. Ora però sembra tutto allo sbando. Abbiamo chiesto per questo un incontro (per il 13 settembre, ndr) in Regione alla Commissione attività produttive, bisogna convocare un tavolo, e abbiamo già avvisato anche l’Ispettorato al Lavoro: tenteremo di recuperare il dovuto. Finora la proprietà ha sempre rassicurato sostenendo che vendendo alcuni dei loro punti vendita sarebbero riusciti a far ripartire tutto, ma non sta andando così. E non hanno mai presentato un vero piano industriale. Ma nappure hanno mai chiesto di ricorrere a strumenti come la cassa integrazione per i loro dipendenti. Speriamo di trovare una soluzione... da quei posti di lavoro dipendono tante famiglie, ci sono anche parecchi casi di coppie che lavorano entrambe in quei supermercati e che si ritrovano ora senza più una entrata».

dario.crippa@ilgiorno.net

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