Mariangela Cassi e il fratello Battista lottano per non perdere il bestiame e il fondo agricolo di Cascina Moro
Mariangela Cassi e il fratello Battista lottano per non perdere il bestiame e il fondo agricolo di Cascina Moro

Cassina de' Pecchi (Milano), 23 aprile 2019 - Festività di Pasqua vissute con trepidazione dai proprietari delle 100 vacche da latte finite in una diatriba giudiziaria che dura da 29 anni e che rischiano di essere abbattute. «Il 26 ci sarà l’asta, saranno vendute e uccise. Stiamo cercando di evitare loro questa brutta fine, ma siamo ostacolati da tutti».

E' l'amaro sfogo di Mariangela Cassi e del fratello Battista in lotta per evitare di perdere, non solo il bestiame, ma anche il fondo agricolo in Cascina Moro di Sant’Agata di proprietà della famiglia dal 1949. L’intera vicenda ruota intorno a perizie e controperizie sul valore dell’azienda e su sentenze e ricorsi fino all’ultimo appello presentato dalla famiglia in Cassazione. In attesa della sentenza, la società acquirente ha attivato l’ufficiale giudiziario per impossessarsi del terreno, forte della sentenza emessa dal tribunale, appellata dai Cassi in Cassazione, che gli ha dato ragione. La srl è interessata al terreno e non al bestiame. «Per le due vacche sfinite dai maltrattamento subiti - affermano i due fratelli -, sarebbe stata disposta l’eutanasia praticata dai veterinari Ats. Le due vacche non ci sono più e, non ci è stata consegnata la documentazione sullo smaltimento». Interpellati sulla vicenda dall’Ats si sono trincerati dietro un no comment: «Il dipartimento veterinario non è interessato a rilasciare commenti», è quanto hanno fatto sapere dagli uffici di Trezzo.

La diatriba ha avuto inizio nel 1990 quando la famiglia Cassi, in difficoltà con il pagamento del mutuo alla banca, si era messa nelle mani di un amico fidato che aveva promesso un finanziamento dalla Regione. Poi il caro amico ha presentato ai Cassi alcune persone in grado di risolvere i guai economici dando il via, secondo i Cassi, alla vendita dell’azienda all’insaputa dei proprietari: «Noi da qui non ci muoviamo fino alla sentenza definitiva».