Alberto Genovese
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Milano, 12 gennaio 2021 - Continuano le audizioni delle ragazze che sono state vittime, in vario modo, del “mago delle startup digitali” Alberto Genovese e dei suoi “festini con stupro” nell’attico con piscina vista Duomo, l’ormai nota Terrazza Sentimento. Per ora alcune di loro hanno preferito sfilare nei talk show (pare con tanto di uffici stampa al seguito) piuttosto che in Procura, e non sempre hanno fatto seguire alle interviste una denuncia scritta che sarebbe servita, quella sì, proprio l’atto formale, a ricostruire esattamente quanti casi reali di stupro ci sono stati all’interno di quella casa degli orrori. Per ora il pool di investigatori, guidati dall’aggiunto Letizia Mannella, ne ha ritenuti attendibili sei, perché i racconti delle violenze subite erano confermati da referti medici o dai filmati interni alla camera da letto di Genovese. 

Oggi sarà sentita un’altra testimone che dice di essere stata presente alle feste e di aver assistito, pur se sotto l’effetto di stupefacenti, alle violenze. Alcune delle ragazze raccontano di aver deciso di parlare soltanto ora per timore di Genovese. «Lui era un uomo potente e pensavo non sarei stata creduta da nessuno», è un po’ quello che ripetono tutte le giovani che hanno deciso in queste ultime settimane di uscire allo scoperto denunciando i presunti abusi. Le ragazze dicono anche di non aver mai saputo delle telecamere a circuito chiuso e che, se lo avessero saputo, per loro sarebbe stato più facile denunciare. Già venerdì scorso, quando è stata sentita in Procura come testimone una modella ventenne, si era saputo che la giovane aveva parlato di più abusi subiti nell’ambito della sua lunga frequentazione con l’imprenditore e dei suoi festini con violenze, ma aveva spiegato di essere rimasta soggiogata dalla figura di Genovese e di non essere riuscita a denunciare prima per paura di lui e del suo potere. Proprio per questa catena di stupri, alcuni confermati dalle telecamere a circuito chiuso della sua camera da letto, Genovese, difeso dal pool di avvocati dello studio Isolabella, da novembre è rinchiuso a San Vittore. 

Oltre al fronte delle violenze, in corso ci sono indagini anche sul versante patrimoniale e finanziario di Genovese, per verificare pure eventuali profili di violazioni fiscali e ipotesi di riciclaggio, accertamenti collegati a quelli sul giro di droga che serviva per «allietare» le feste dal costo di circa 150mila euro l’una. Solo a luglio di quest’anno, stando alla testimonianza delle giovani ospiti, ne sarebbero state organizzate ben sette tra Milano e Ibiza. Nell’inchiesta è finito anche il “braccio destro” dell’imprenditore, Daniele Leali, indagato per spaccio di droga. «Danny the voice» come lo chiamano tutti nell’ambiente delle feste milanesi e di Ibiza, è stato accusato dalle ragazze di essere quello che procurava la droga costosissima da 400 euro al grammo, quella rosa che girava su vassoi d’argento a «sniffata libera e gratuita» come omaggio agli ospiti. Leali si è sempre difeso dicendo di non averla mai spacciata.