Milano, 30 giugno 2017 - Scontri dentro e fuori da Palazzo Marino tra militanti di CasaPound e dei centri sociali. Scene e slogan da Anni di Piombo ieri pomeriggio in Comune. Fascisti da un parte, comunisti dall’altra, in mezzo i poliziotti a cercare di dividere i militanti delle opposte fazioni venuti a contatto un paio di volte. Ma ecco la successione dei fatti. Ore 17.25. Nell’aula del Consiglio comunale una ventina di militanti di CasaPound, movimento di estrema destra, inscenana una protesta contro il sindaco Giuseppe Sala. Urlano «dimissioni» e buttano verso gli scranni dei consiglieri dei volantini in cui chiedono al primo cittadino di fare un passo indietro perché «indagato per falso in atto pubblico e turbativa d’asta». Sala in aula non c’è, i consiglieri del centrosinistra Paolo Limonta (Sinistra per Milano) e Carlo Monguzzi (Pd) protestano per l’«indegna gazzarra dei fascisti di CasaPound». Limonta chiede ai vigili urbani di «identificare una persona che ha fatto il saluto romano». La portavoce milanese di CasaPound ed ex candidata alle Comunali Angela De Rosa risponde insultando Limonta. Alta tensione. I «ghisa» fanno uscire dall’aula i militanti dell’estrema destra e li accompagnano all’uscita da Palazzo Marino.

Il primo contatto tra «camerati» e «compagni» avviene a quel punto. Sì, perché nella portineria della sede del Comune, appena prima del cancello di uscita, c’è una delegazione di militanti dell’estrema sinistra che attende di incontrare un gruppo di consiglieri comunali. Davanti a Palazzo Marino, infatti, in quei minuti è in corso una manifestazione organizzata dal centro sociale Cantiere. Lo slogan è «Nessuno è illegale», lo stesso urlato dai militanti dei centri sociali durante la manifestazione pro-migranti del 20 maggio. Nella portineria fascisti e comunisti si trovano faccia a faccia. Volano i primi insulti e spintoni. La delegazione dei centri sociali viene allontanata da vigili urbani e agenti della Digos. I militanti di CasaPound, invece, restano bloccati dentro la sede del Comune. Dall’ingresso principale non possono più uscire, gli «antagonisti» hanno appreso della loro presenza e urlano slogan minacciosi: «Fascisti carogne, tornate nelle fogne». Poliziotti in assetto antisommossa del Reparto Mobile presidiano l’ingresso di Palazzo Marino. Ore 18. Gli agenti della Digos provano a far uscire i militanti di CasaPound dall’ingresso laterale di via Case Rotte. Niente da fare. I compagni assediano quell’uscita. Alle 18.30 gli esponenti dell’estrema destra vengono fatti uscire dall’ingresso laterale di via Marino, verso piazza San Fedele. Ma i militanti dei centri sociali accorrono ed è lì che avvengono gli scontri più cruenti. Spintoni, urla. I poliziotti intervengono con i manganelli per tenere separate le opposte fazioni. I compagni urlano altri slogan: «Uccidere un fascista non è un reato», «Siamo tutti antifascisti». I neofascisti replicano con insulti e gestacci. La situazione si sblocca solo alle 19.30, quando la Digos fa uscire dall’assedio i militanti di CasaPound facendoli passare all’interno del palazzo dei gruppi consiliari in via Marino.

I commenti, intanto, non si fanno attendere. Il sindaco Sala, in serata, scrive su Facebook: «Quanto accaduto in Consiglio comunale è inaccettabile e di certo non ci faremo intimidire da nessuno, tantomeno da CasaPound. Non accetteremo ulteriori atti vili». L’Anpi di Milano condanna «l’aperta apologia di fascismo». Il dem Monguzzi chiede «l’intervento del ministro dell’Interno: il fascismo non è un’opinione ma un crimine». La De Rosa replica così: «Non ci facciamo dire da Limonta o Monguzzi chi ha agibilità politica e chi no, noi ci siamo presentati alle elezioni. La gestione dell’ordine pubblico fuori dal Comune? Pessima».