Sindaco Giuseppe Sala con i bambini all'inaugurazione della villa (NewPress)

Milano, 16 maggio 2018 - Una rondine non fa primavera, ma con 41 “rondinini” partiti da Milano per inaugurare la loro preziosa villa, rimasta chiusa per quattro anni, è tornata sì la primavera a Ghiffa. Comune affacciato sulle sponde del lago Maggiore, a 100 chilometri dalla Madonnina, ma più vicino grazie al “ponte” costruito nel 1929 da mamma Gemma e papà Ernesto Vaccarossi, due coniugi milanesi che, non potendo avere figli, decisero di creare un nido per i bambini della città, a cominciare dai meno fortunati. Prima di morire mamma Gemma lasciò Villa Rondinini nella mani del Comune di Milano con un impegno: ogni anno avrebbe continuato a spalancare le porte ai bimbi. Per sempre. Divenne colonia e poi casa-vacanza e meta di trasferte didattiche nella natura per le scolaresche. Una frana, nel 2014, spezzò la staffetta. Finalmente i rondinini sono tornati a fare il girotondo nel giardino, accanto all’altalena del 1929. Una delegazione partita ieri da Palazzo Marino ha segnato la rinascita.

«Una promessa è una promessa. Ce l’abbiamo fatta», sospira commossa la vicesindaco Anna Scavuzzo, che l’anno scorso aveva “giurato” su queste stesse pagine che per questa primavera i rondinini avrebbero riavuto il loro nido. «Abbiamo riaperto tutta la struttura ed è anche più bella di prima; abbiamo rimesso a norma l’antincendio, migliorato l’accessibilità per i bimbi disabili. Sono molto contenta – sottolinea –. Abbiamo cominciato con la scuola-natura per farci tornare subito la voglia di riportare qui i bambini. Perché non è una casa che vive solo d’estate, ma tutto l’anno». L’investimento è stato importante: 400 mila euro per restituire, in meno di un anno, Villa Rondinini ai bambini milanesi. «È fantastica», sorridono i primi “rondinini” della stagione, 41 bambini più quattro educatrici dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia Benelli e della prima elementare Cesari, accolti dalla responsabile della casa-vacanza Aurelia Anna Barone.

A giocare con loro c’è anche Mattia, che oggi è in prima media, e che è stato uno degli ultimi a vedere la casa di Ghiffa prima della chiusura: c’era stato all’asilo, prima della frana. «Le camere prima erano un cicinin più piccole, adesso sono più belle. Che bello tornare. Qui in terrazza facevamo la baby dance». Anche lui ricorda bene la storia di mamma Gemma e papà Ernesto, il primo a portare le gomme Michelin in Italia: «Amavano molto i bambini e hanno voluto una casa tutta per loro». Prima visita ai Rondinini ieri per il sindaco Giuseppe Sala: «È un luogo meraviglioso, che richiama al nostro dovere di tenere aperti luoghi di questo genere. Sapere che ogni anno diecimila ragazzi vengono nelle nostre case-vacanza è motivo d’orgoglio ma anche un impegno. Il mio richiamo al mecenatismo è fatto pensando al passato: qui c’è una storia straordinaria. Il cuore in mano milanese non è un’invenzione, obiettivamente c’è». A rinnovare l’impegno per il gioiellino ci sono anche l’assessore Gabriele Rabaiotti e il nuovo assessore all’Educazione Laura Galimberti: «È una bellissima eredità, che coniuga tradizione e futuro; la donazione di due benefattori oggi rivive per i bambini piccoli del Comune di Milano che rivivranno questa esperienza e non la dimenticheranno. Il rapporto con la natura che in città purtroppo spesso si perde è fondamentale per l’educazione dei più piccoli». Distruggere i nidi di rondini è reato, ricorda il codice penale: «La volontà è ferma: questo nido resterà per sempre». Il lieto fine della storia e la promessa.