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Milano - "Covid free. Sei vaccinato? Prego... Puoi entrare. Non lo sei? Fott...", con un dito medio. Il cartello posizionato dal titolare del ristorante "Il Tasca" di corso di Porta Ticinese è durato meno di 24 ore. "L’ho dovuto togliere perché sono stato bersaglio di insulti e minacce sia sui social e sia al telefono. A un certo punto ho dovuto smettere di rispondere. Mi sono sentito dire ‘la tua attività andrà in malora’, ‘devi morire’, ‘sei una mer...’. Mia moglie ha avuto paura. Io penso a lei e alle mie tre figlie da tutelare", spiega Erwan Maze, il proprietario cinquantenne di origine francese che ha aperto il locale vent’anni fa e che ha poi ampliato l’attività con l’attigua "Bodega del Tasca". Il nome "richiama i locali piccoli della Galizia e dei Paesi Baschi, stretti e profondi come una tasca", sottolinea. La sua è una mini osteria con tavoli e sgabelli in legno in cui si servono vini, tapas e prosciutti iberici tra mattoni a vista.

Perché il cartello? "La mia voleva essere una provocazione. Un modo per sensibilizzare le persone a vaccinarsi. Non chiedo certo il green pass a chi entra ma ritengo che vaccinarsi sia un dovere civico: forse se ne rende conto solo chi, a causa del Covid, si è trovato in serie difficoltà. Noi ristoratori, così come tante altre categorie, siamo andati incontro all’azzeramento del fatturato, per mesi. E l’unico modo per tornare alla normalità è vaccinarsi. Questa è la mia opinione e mi ritengo libero di esprimerla, tanto quanto chi è contrario ai vaccini. Io ho preso questa decisione perché mi sento allineato al pensiero del presidente francese Macron, che ha scelto la linea dura nei confronti degli scettici del vaccino. Ma non immaginavo certo di scatenare un putiferio".

Tra i commenti su Facebook c’è chi scrive "il vostro atteggiamento discriminatorio è vergognoso e non vi fa onore! Ne pagherete certo le conseguenze, e per quanto mi riguarda potete chiudere per sempre!". "Mi sa che presto si chiamerà tasca vuota. Vergogna, ‘fotti...’ a chi?", un altro messaggio. A decine scrivono che non metteranno mai piede nel ristorante e invitano a boicottarlo.

Maze vuole "smorzare i toni", dice. "L’altro giorno, quando pioveva, delle persone sono entrate e io ho chiesto scherzosamente da dietro il banco se fossero vaccinate. Il mio, ripeto, non voleva essere un divieto ma un modo per sensibilizzare. Accetto le opinioni diverse, ci mancherebbe, ma sono a favore del green pass per il bene della collettività, per ripartire. Mi sento più democratico delle persone che mi hanno insultato e minacciato. Tra l’altro, nessuno è venuto a parlarmi di persona: i commenti sono stati fatti sui social e da numeri di telefono anonimi, in gran parte. Ho ricevuto 300 telefonate, non era più gestibile". E ha tolto il cartello. "Spero che basti per placare gli animi. Anche io, come chi non è a favore del green pass, ho voluto dire la mia, semplicemente".