Analisi sui valori di principio attivo nelle piante di canapa
Analisi sui valori di principio attivo nelle piante di canapa

Milano, 20 gennaio 2019 - A Milano sono quasi raddoppiati. Ventitré in più di un anno fa. E anche Lodi, l’ultima provincia che aveva chiuso il 2017 senza un negozio, ora ha il proprio rivenditore di cannabis. Provincia che vai, negozio che trovi. La guida “Magica Italia” li ha censiti tutti: in Lombardia, prima regione davanti a Lazio ed Emilia Romagna, sono 121, 54 in più in un anno.

Si scrive “growshop”, tecnicamente esercizi commerciali specializzati in articoli e attrezzature per la coltivazione e il giardinaggio con sezioni ad hoc dedicata al mondo della canapa. Si legge, tra le righe, il fiorire di un nuovo business. È la vendita (legale) di cannabis light - con contenuto psico-attivo inferiore allo 0,2% - il prodotto che rende di più. Poi arrivano i semi e solo al terzo posto kit per la coltivazione e il giardinaggio.

Milano conta 51 attività a fine 2018. Segue Brescia con 14 e una crescita di 9 commercianti in più. Poi Monza, Bergamo e Varese a quota 13: anche qui, come nella maggior parte delle province, la classifica si muove. Nove in più a Brescia, 7 a Monza, 6 a Bergamo, 5 a Varese. Con un’azienda in più chiudono Lecco, Cremona e Como (oltre a Lodi), mentre Pavia, Mantova e Sondrio sono le sole a zero crescita.

Non è solo un affare per i commercianti, la canapa. In Lombardia si muove anche la produzione. A settembre Coldiretti, in occasione del secondo Salone della canapa organizzato a Milano, aveva diffuso i primi numeri: 150 ettari coltivati. La pianta era scomparsa dalla regione: assente nel 2006, l’attività è ripresa nel 2014 a Lodi, Mantova e Pavia. Oggi, invece, la coltura è diffusa in tutte le province. Si tratta di un ritorno, precisa Coldiretti Lombardia: fino agli anni ’40, infatti, con quasi 100mila ettari l’Italia era il secondo maggior produttore al mondo, dietro soltanto all’Unione Sovietica. Poi il “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche ne ha provocato la scomparsa. Con la ripresa della produzione a livello nazionale – secondo stime Coldiretti sono quasi 4mila gli ettari coltivati nelle campagne italiane – crescono le esperienze innovative: dagli eco-mattoni isolanti all’olio antinfiammatorio, dalle bioplastiche ai tessuti ottimi sia per l’abbigliamento che per l’arredamento, fino ad arrivare a semi, fiori per infusi, pasta, biscotti e cosmetici. La Lombardia, in particolare, ne ha fatto un business nell’alimentazione e nell’estetica: gli imprenditori agricoli producono cracker, birra, olio per cucinare, tisane e creme per la pelle.