L’animale era chiuso nell’appartamento di un 23enne cinese in via Ferrari a Milano senza acqua e cibo, in mezzo a escrementi e urina
L’animale era chiuso nell’appartamento di un 23enne cinese in via Ferrari a Milano senza acqua e cibo, in mezzo a escrementi e urina

Milano, 10 aprile 2019 - Palazzo Marino ha speso più di 2.400 euro per curare e custodire il cane lupo cecoslovacco Randall, tenuto per giorni prigioniero in un appartamento dal padrone, senza cibo nè acqua. Ha subito danni patrimoniali ma anche «all’immagine pubblica», perché il Comune è «titolare di pubbliche funzioni in materia di convivenza tra uomo e animale e di tutela della salute e della dignità degli animali d’affezione». Così il giudice Mauro Gallina del Tribunale milanese ha motivato il risarcimento concesso, a fine marzo scorso, all’amministrazione comunale e a carico del cinese condannato nel processo penale per l’abbandono del cane Randall.

La sentenza pilota della settima penale ha condannato il proprietario del cane ad un’ammenda di quattromila euro, ma soprattutto per la prima volta ha riconosciuto un risarcimento (2441 euro) all’amministrazione comunale, rappresentata dall’avvocato Marco Dal Toso. Comune che, dopo l’intervento della Polizia locale, per oltre 90 giorni, attraverso l’Ufficio tutela animali, ha rimesso in salute il cane e lo ha aiutato con corsi di riavvicinamento nel rapporto animale-uomo. Per il giudice, come si legge nelle motivazioni del verdetto, il Comune ha «visto frustrati i propri scopi statutari, con conseguente detrimento del prestigio dell’istituzione e dell’ immagine pubblica» e «il contegno criminoso» del condannato ha «determinato il Comune ad assumersi numerose voci di spesa per la cura e la custodia dell’animale». Spese «per una cifra superiore» a 2.441 euro.

A processo era finito un cinese di 23 anni che avrebbe tenuto nel giugno 2017 Randall «in condizioni incompatibili con la sua natura» dentro un appartamento in via Ferrari, a Milano, «in un ambiente maleodorante e poco igienico», tra escrementi e urina, mentre il vero proprietario dell’animale si trovava in Cina. Per il giudice il cane ha subito uno «stato di grave patimento» e manifestava tutta la sua sofferenza con gemiti incessanti, tanto da allarmare il vicinato.