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15 feb 2022

L'allarme dei camionisti: "Sui tir 15 ore di fila, la nostra vita non vale niente"

Zero soste e cronotachigrafi truccati: ogni anno 200 morti, non solo per incidenti ma anche per malori

andrea gianni
Cronaca
Un camionista bloccato dalla protesta all' esterno dell' inceneritore di Acerra, in provincia di Napoli, ad Acerra, 3 Novembre 2014. ANSA/CESARE ABBATE/
Camionista (foto di repertorio)

Milano -  Duecento camionisti che, in media, ogni anno muoiono sul lavoro in Italia. Incidenti stradali, ma anche malori in cabina, a veicolo fermo o in movimento, che dall’inizio del 2022 hanno già provocato quattro vittime. "La vita dei lavoratori vale molto meno delle scelte atte a contenere il costo delle merci nei supermercati", denuncia la Federazione Autisti Operai, sindacato di base del settore federato allo Slai-Cobas. Calamite sui sensori del cronotachigrafo digitale per guidare più del tempo consentito, con consigli per violare la legge che rimbalzano sui forum e strumenti acquistabili online con un clic. Orari prolungati all’infinito per riuscire a far fronte alle consegne, ritmi logoranti e a volte sostenuti con sostanze per rimanere svegli. Tempi alla guida che si prolungano oltre le 8 ore al giorno, e arrivano fino a 10-15 ore. Fattori che trasformano camion e furgoni in “bombe“ sulle strade, con il rischio di incidenti mortali per camionisti, automobilisti e pedoni. "Le cause della catena funebre che potremmo chiamare del “11 bis” e delle “calamite” – denuncia il sindacato di base – sono oltre che gli infarti ed i malori durante il lavoro o le soste notturne, gli incidenti, i tamponamenti, a volte gli infortuni tecnicamente detti, in sedi portuali o industriali".

La Fao porta come esempio, negativo, la busta paga di un dipendente di un’azienda bergamasca. E si scaglia contro gli accordi "per il trattamento forfettizzato dello straordinario e delle indennità di trasferta" firmati da Cgil, Cisl e Uil: "Per quanto spessissimo gli autisti siano persone robuste ed enormemente temprate da anni di duro lavoro, ordini di lavoro perentori e stressanti, ritmo privo di soste (pochissimi sono gli autisti che si fermano per la pausa pranzo contrattuale di un’ora), stanchezza, producono una grande quantità di malati alla schiena e un numero significativo di decessi". Solo la Federazione Autisti Operai conta fra gli iscritti 19 vittime dal 2012 al 2022, "in diversi casi di malore durante il lavoro". Un lavoro usurante, con le ditte che fanno sempre più fatica a trovare nuove leve. I casi di sfruttamento sono approdati anche in Procura. Nel 2016 un processo milanese a carico di un’azienda di autotrasporti dell’hinterland squarciò il velo sulle condizioni di lavoro nel settore.

"Noi eravamo degli assassini – aveva raccontato un camionista al giudice – eravamo delle bombe vaganti perché non si può dormire due ore a notte per ogni settimana di cinque giorni lavorativi. Neanche un ragazzo di vent’anni lo può fare, a meno che non prenda delle sostanze stupefacenti". Eppure dentro ai camion guidavano con turni massacranti, anche fino a 20 ore al giorno. E poi lì dentro ci mangiavano, ci dormivano. E finita la settimana, usavano il mezzo anche per tornare nei paesi e nelle città dove abitavano, sempre alla guida. Altrimenti avrebbero dovuto pagarsi un albergo o un letto magari a mille chilometri di distanza da casa. Spesso, visti i ritmi impossibili di lavoro, per potersi almeno vedere marito e moglie viaggiavano sul camion insieme, alternandosi alla guida. Ma per poter essere sicuro che tutto andasse come doveva, il capo aveva installato sui mezzi delle telecamere. "Ce n’erano una sulla destra e una sulla sinistra negli angoli del camion, rivolte una verso il volante e l’altra verso la sede del letto. Quindi non avevi privacy. E poi si sentivano spesso e volentieri dei rumori di sottofondo, quindi non so se stavano ascoltando se io dicevo qualcosa a mia moglie – aveva spiegato un teste – potevo dire una parola dolce... Le telecamere dovevano servire solo per la sorveglianza, ma io sono sicurissimo che ci osservavano mentre viaggiavamo". Il capo voleva essere certo che avessero messo la calamita per ingannare il cronotachigrafo, la “caramella” come la chiamava in gergo. Correva l’anno 2016, quando si celebrava il processo. Ma le condizioni di lavoro, stando alle denunce dei sindacati, non sono migliorate.

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