I vigili del fuoco esaminano il rottame del bus
I vigili del fuoco esaminano il rottame del bus

San Donato Milanese (Milano), 21 marzo 2019 - «Dovete stare zitti o farò fuoco». È questa la frase che echeggia ancora nelle orecchie dei 24 ragazzi dirottati mentre, a bordo di un bus di Autoguodvie, stavano tornando a scuola. Avevano appena finito educazione fisica e avrebbero dovuto percorrere quel breve chilometro che separa la palestra dalla media Vailati quando sono stati sequestrati e costretti a cambiare destinazione. Anziché muoversi all’interno di Crema, il conducente si è diretto verso Milano. La meta? La pista di Linate. «Ci siamo accorti che qualcosa non andava – ha detto Rami, il 12enne che è riuscito a nascondere il telefonino al dirottatore e lanciare per primo l’allarme –. Il bus andava a zig zag, le porte dietro erano chiuse con un lucchetto e vicino al guidatore, dove di solito c’è il cartello con l’indicazione della destinazione, c’era un biglietto con scritto ‘ah ah ah’, una sorta di presa in giro». Così raccontano i ragazzi la loro disavventura. «Sono morto dallo spavento, non ho mai vissuto una situazione simile – ha detto Kevin Civitale – ci ha rapiti e voleva ucciderci. Diceva che i suoi figli erano morti in mare e noi saremmo dovuti bruciare». «Aveva una pistola e la puntava verso i professori – spiega Sapha –. Avevamo paura. Un’adulta (l’operatrice scolastica che accompagnava i ragazzi e due professori ndr) dallo spavento è caduta a terra nonostante fosse ammanettata e si è fatta male alla schiena».

I comportamentiI dei ragazzi lasciano trasparire un mix di stati d’animo: c’è l’adrenalina che li tiene svegli, arzilli. E c’è il terrore che in alcuni momenti traspare. La psicologa che li ha ascoltati appena giunti a San Donato li ha definiti «eroi». Come i due ragazzi che sono riusciti a nascondere il telefono al dirottatore e lanciare l’allarme. I genitori, invece, che giungono da Crema hanno il volto del terrore. Le informazioni sono giunte frammenrie e non hanno chiarito la situazione a mamme e papà che non sono riusciti nemmeno a parlare al telefono con i loro figli. I cellulari sequestrati dall’autista per impedire loro di chiedere aiuto, sono stati distrutti dalle fiamme.

«Non ho ancora visto mia figlia, non so nemmeno se è qui o in ospedale» spiega un genitore. Un altro, invece, non si capacita per aver visto in mattinata l’incendio senza sospettare nulla, proseguendo il suo viaggio verso Milano. «Non avrei mai pensato che potesse esserci mia figlia su quel pullman», ha detto Luca Avaldi. Poi è partito alla volta dell’ospedale. Anche il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, giunta sul posto, è sconvolta. «Siamo una piccola comunità, ci conosciamo tutti – ha detto – sono vicina alle famiglie e le aiuteremo ad affrontare anche i prossimi giorni. Uno staff di psicologi della prefettura di Cremona è già pronto ad assistere chi ha bisogno. Questa vicenda va chiarita sotto vari aspetti: noi siamo parte lesa». Davanti alla scuola dove tutti i reduci di questa mattinata di terrore sono radunati, l’arrivo delle auto di madri e padri crea la solita ressa che c’è sempre all’ora dell’ultima campanella. Ma i sorrisi sono tirati. Sono quelli di chi sa di aver visto passare la morte a un soffio da sé.