Milano, 16 maggio 2018 - «Perchè te la prendi con me? Che ti ho fatto?», le domande disperate. Nessuna risposta sensata, solo altri insulti. Forse in quel momento Marco (nome di fantasia) ha capito di essere finito in un tunnel senza uscita. Forse in quel momento ha deciso di raccontare tutto ai genitori. Di svelare il motivo della sua depressione, dei voti improvvisamente bassi a scuola, delle lezioni saltate. E così è riuscito a liberarsi del cyberbullo che lo tormentava da quattro mesi, e che ora vorrebbe soltanto avere un’occasione per chiedergli scusa. Passerà del tempo, per entrambi, «ma arriverà anche quel momento», chiosa la dirigente della divisione Anticrimine della Questura Alessandra Simone. Prima, però, l’aggressore digitale, liceale in un istituto in pieno centro, dovrà affrontare un percorso di riabilitazione al Centro italiano per la promozione della mediazione, diretto dal professor Paolo Giulini.

L’obiettivo degli incontri: comprendere perché abbia preso di mira un coetaneo che conosceva solo di vista, iniziando a bersagliarlo sui social network con «meme» offensivi e omofobi. Tutto inizia nel gennaio scorso. I compagni di classe di Marco gli segnalano quei post su Instagram: la faccia del quattordicenne campeggia su una serie di foto, circondata da insulti di ogni genere. Il «leone da tastiera», nascosto dietro profili-ombra, si sente talmente sicuro di passarla liscia da commentare addirittura con le sue vere generalità. Passano le settimane, i fotogrammi si susseguono con impressionante regolarità, conquistando pure un numero di «like» tutt’altro che trascurabile tra gli alunni della scuola. Marco trova il coraggio di affrontare quel ragazzo che gli sta rovinando la vita, ma il confronto si conclude con un litigio e nulla più. Che fare? Il minorenne si chiude in se stesso, perseguitato da quelle offese gratuite. Per fortuna, mamma e papà si accorgono dei cambiamenti e ne chiedono conto al figlio, che alla fine rompe il silenzio.

Da li inizia la discesa. La segnalazione all’Ufficio Stalking di via Fatebenefratelli. Gli accertamenti della Postale a caccia di riscontri per inchiodare il presunto colpevole. E il provvedimento, inedito a Milano, emesso dal questore Marcello Cardona: l’ammonimento del cyberbullo, misura introdotta meno di un anno fa dalla legge 71 del 2017. Una sanzione amministrativa, niente denuncia né conseguenze penali. Ora il ragazzo verrà messo davanti alle sue responsabilità, anche se pare che si sia già pentito. «Questa storia deve servire da sprone per tanti altri giovani», auspica Simone. Marco, intanto, è tornato a sorridere. E quelle immagini sono sparite dal web.