Un neonato
Un neonato

Milano, 13 dicembre 2017 - Ha "carattere discriminatorio" la condotta dell'Inps "consistente nell'aver introdotto requisiti non previsti dalla legge del 2016 per poter beneficiare del cosiddetto 'premio alla nascita'" come il permesso di soggiorno di lungo periodo. Il premio va quindi esteso "a tutte le future madri" straniere "regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda". Lo ha deciso il giudice del Tribunale civile di Milano accogliendo il ricorso di Apn - Avvocati per niente Onlus, A.S.G.I. Associazioni Studi Giuridici sull'Immigrazione e Fondazione Guido Piccini per i Diritti dell'Uomo Onlus.

"Per quanto attiene le modalità attraverso cui ordinare la cessazione del comportamento pregiudizievole e l'adozione di provvedimenti idonei a rimuovere gli effetti della discriminazione - scrive il giudice - si rileva che" alla luce della legge e della disciplina
comunitaria di riferimento, "l'unica possibile soluzione è quella di estendere il beneficio assistenziale denominato 'premio alla nascita' a tutte le future madri regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizione giuridico-fattuali" previste dalla legge stessa. "Infatti - scrive il magistrato - se è pur vero che la isparità di trattamento può essere superata anche attraverso l'introduzione di requisiti ulteriori a carico dei cittadini comunitari, è altrettanto indiscutibile che l'odierno giudicante deve adottare una soluzione conforme al diritto interno e comunitario, non potendosi in alcun caso sostituire al legislatore".