Attilio Fontana
Attilio Fontana

Milano 21 febbraio 2019 - «Certo che c'è la disponibilità a lavorare perché si possa partire a luglio. Siamo stati noi i primi a dire che quello era l’orizzonte temporale più plausibile. Altri, invece, erano convinti che si potesse e si dovesse fare tutto dall’oggi al domani». Si toglie i classici sassolini dalla scarpa, Attilio Fontana. Così il presidente della Regione Lombardia risponde a chi gli chiede se il biglietto unico integrato del trasporto pubblico locale possa davvero partire da luglio, il mese infine individuato dal Comune di Milano e da quell’Agenzia di bacino della quale Palazzo Marino detiene il 50 per cento delle quote. Una scadenza che riguarda, per l’esattezza, l’integrazione tariffaria tra Milano, Monza e le relative province. I lavori sono in corso e nessuna data può essere ancora definita certa. Ma il messaggio scandito ieri da Fontana è chiaro: che si possa partire da luglio non è una novità se si guarda alla questione dal punto di vista della Regione. Lo diventa, invece, se la si guarda dal punto di vista di Palazzo Marino.

A giovamento di chi si fosse perso nei meandri di una vicenda che dal 18 dicembre 2018 ad oggi ha avuto un andamento non esattamente lineare, vale la pena ricordare che l’amministrazione comunale aveva prima individuato la scadenza di febbraio e poi quella di aprile per l’avvio del piano della tariffazione integrata, lo stesso piano che contempla l’aumento del biglietto Atm da 1,5 a 2 euro, sebbene con validità estesa fino al primo hinterland e a fronte dell’invarianza della maggior parte degli abbonamenti. Da parte sua il governatore lombardo si riferisce, invece, a quanto dichiarato dall’assessore regionale ai Trasporti, Claudia Terzi, in occasione dell’audizione del 24 gennaio scorso in commissione proprio in riferimento alla possibilità di partire ad aprile: «I tempi chiesti dal Comune di Milano non sono sostenibili, la Regione sta lavorando per approdare entro giugno ad un’intesa con tutte le Agenzie lombarde del trasporto pubblico». Parole che scatenarono tempesta, allora. Parole che indussero l’amministrazione di piazza Scala a ipotizzare un piano B con tanto di crash test in caso di eventuali ricorsi alla giustizia amministrativa da parte della stessa Regione o di partiti del centrodestra. Eppure adesso un’intesa tra Palazzo Marino e Palazzo Lombardia sembra potersi raggiungere proprio su quella scadenza. 

Sala reale della stazione Centrale di Milano; è qui che Fontana cerca di distendere i toni e di sciogliere i nodi di una questione che ha di fatto rappresentato il “casus belli” col sindaco Giuseppe Sala, l’inizio di uno scontro istituzionale tra Comune e Regione al quale non si era più abituati da un po’. Lo fa secondo il suo punto di vista, il governatore. Lo fa a margine della presentazione del piano messo a punto da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) per il potenziamento dei binari lombardi, piano chiesto a più riprese da Fontana: sembra fatta di sole priorità l’agenda del trasporto pubblico. «Ma serviva e serve tempo – scandisce il presidente della Regione Lombardia –. I nostri uffici non hanno mai smesso di lavorare al piano del biglietto unico integrato ma la questione è più complessa di come la si vuol far passare e noi abbiamo il dovere di pensare a tutti i lombardi, non solo ai milanesi». «Il Comune – conclude Fontana – è stato abile a far passare il messaggio che l’aumento del biglietto Atm a 2 euro e la tariffazione integrata tra Milano, l’area metropolitana e i capoluoghi contigui fossero la stessa questione. Ma così non è, così non è mai stato». Sassolini dalla scarpa, per l’appunto.