Un biglietto ordinario urbano Atm da 1,50 euro
Un biglietto ordinario urbano Atm da 1,50 euro

Milano, 25 gennaio 2019 - Che la Regione tirasse il freno si era capito e riportato già una settimana fa. Il 16 gennaio Claudia Terzi, assessore regionale ai Trasporti, aveva infatti evidenziato come «i tempi delle norme regionali» fossero «più lunghi di quelli richiesti dal Comune di Milano».

Parole scandite dopo l’incontro tra il governatore lombardo Attilio Fontana e il sindaco Giuseppe Sala tenutosi il giorno stesso a Palazzo Marino. Parole riferite ai tempi di avvio dell’integrazione delle tariffe del trasporto pubblico nell’area che include Milano, Monza, Pavia, Lodi e le relative province. Parole che ieri sono state definitivamente chiarite nella loro ricaduta immediata dalla stessa Terzi a margine della sua audizione in commissione regionale Trasporti: «Che non si possa attuare l’integrazione tariffaria dal primo di aprile è circostanza che è già stata precisata al Comune fin dal nostro primo incontro, lo scorso 2 ottobre. Attivare una tariffazione integrata significa ribaltare un sistema e dare la possibilità a tutte le società di dotarsi degli strumenti necessari – ha sottolineato l’assessore –. I tempi chiesti dal Comune di Milano, quindi, non sono sostenibili».

Che succede ora? L’iter per approdare all’integrazione delle tariffe dei mezzi pubblici prosegue. E l’integrazione includerà da subito i treni regionali di Trenord, invece stralciati nell’ipotesi avanzata da Milano, e l’intero territorio lombardo. «Abbiamo tutto l’interesse ad arrivare ad una tariffazione integrata valida su tutto il territorio, senza forzare i tempi, senza fughe in avanti di un’Agenzia (ogni riferimento all’“Agenzia di bacino di Milano, Monza, Lodi e Pavia” è puramente voluto ndr), rispettando gli step tecnici che il nuovo sistema prevede». L’orizzonte temporale fornito dalla Terzi è «giugno 2019», mese entro il quale la Regione cercherà di trovare una quadra con tutte le Agenzie lombarde perché si possa poi partire col lancio delle gare per arruolare operatori che forniscano il servizio di trasporto secondo le nuove tariffe. Tornano in discussione i tempi delle riforma, non la riforma in sé.E oltre ai tempi, tornano in discussione le modalità, ovvero le tariffe. Senza il via libera della Regione, il Comune di Milano e l’Agenzia della quale Milano fa parte non possono, a rigor di legge, partire ad aprile (o a maggio, altra ipotesi) con le nuove tariffe Atm e, quindi, col rincaro del biglietto singolo da 1,5 a 2 euro.

L’altro tema sollevato dalla Terzi per motivare il «no» all’immediato avvio della riforma coincide infatti con le «distorsioni» a suo dire provocate proprio dalle tariffe proposte da Palazzo Marino e con la suddivisione dei proventi che le stesse garantirebbero. «Il Comune ha pensato di ripresentare le scontistiche che già applica non condividendole né con la Regione né con le altre Agenzie e questo significa – sottolinea Terzi – che alcune linee avrebbero avuto rincari non giustificati nel caso in qui la proposta di Milano fosse diventata operativa. In particolare molti pendolari che utilizzano un solo mezzo, il treno, avrebbero subito aumenti dal 10 al 50% rispetto alle tariffe attuali. Questo è inaccettabile». Non basta: «Nonstante l’integrazione delle tariffe sarebbe il Comune di Milano – evidenzia ancora l’assessore – ad assorbire la maggior parte dei proventi della vendita dei biglietti e questo rappresenterebbe una difficoltà per le società che effettuano il servizio nei Comuni dell’hinterland». Le cifre, allora: solo il 10% dei 55 milioni di euro di introiti aggiuntivi andrebbe a Trenord, un altro 5% ai Comuni dell’hinterland e il resto a Milano. Palazzo Marino, come spiegato dalla Terzi, può rincarare il prezzo di biglietti e abbonamenti Atm senza chiedere l’avallo della Regione soltanto se si limita a sfuttare gli aggiornamenti Istat non sfruttati in questi anni. Tradotto, gli scenari sono due: biglietto singolo Atm aumentato massimo ad 1,7 euro (13%) e abbonamenti massimo del 2% oppure biglietto singolo aumentato ad 1,6 euro (9%) e gli abbonamenti del 6%. A meno che l’esecutivo di Giuseppe Sala non voglia procedere comunque, nonostante lo stop della Regione, sfidando eventuali ricorsi ai giudici amministrativi.