L’avvio  delle nuove tariffe sarebbe previsto tra marzo  e aprile
L’avvio delle nuove tariffe sarebbe previsto tra marzo e aprile

Milano, 10 gennaio 2019 - Ci sono numeri non ancora raccontati nella vicenda dell’integrazione delle tariffe del trasporto pubblico nell’area che unisce le città di Milano, Monza, Lodi, Pavia e i relativi hinterland. Numeri che aiutano a capire con esattezza quanto sarà sul tavolo il 16 gennaio, quando il presidente della Regione, Attilio Fontana, e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si incontreranno per superare lo stallo originatosi il 18 dicembre proprio sulla riforma delle tariffe Atm.

Il primo dei numeri non raccontati è 0,04. Un numero da declinarsi in euro. Quattro centesimi di euro è, infatti, il rincaro massimo del biglietto singolo Atm che il Comune di Milano può deliberare in autonomia qualra la Regione non dovesse concedere alcuna deroga alla legge che disciplina i piani tariffari del trasporto pubblico locale. Un aumento che, come ovvio, non consentirebbe a Palazzo Marino di colmare quel gap tra introiti ed uscite del servizio che è una delle ragioni della manovra tariffaria in discussione. Da qui un’ulteriore prova (non bastassero la presentazione dell’emendamento della discordia in Consiglio regionale e il vertice del 16), che il via libera della Regione alla deroga è indispensabile affinché il Comune possa centrare l’obiettivo. Perché la Giunta milanese non può per proprio conto aumentare il biglietto Atm oltre i 4 centesimi di euro? In sintesi: la legge regionale fissa annualmente delle percentuali possibili di rincaro delle tariffe in base alle oscillazioni dell’inflazione e ad una serie di premialità legate al servizio effettuato. Il punto è che Milano ha aumentato il costo del biglietto singolo nel 2011 portandolo da 1 a 1,5 euro. Un incremento del 50% che ha fatto sì che Palazzo Marino si divorasse il tesoretto percentuale maturato di anno in anno per la revisione delle tariffe. Ad oggi, senza deroga, il Comune può aumentare il ticket solo del 3%, per l’esattezza 0,045 euro.

Il secondo numero non ancora raccontato, e da declinarsi anch’esso in soldoni, è 10 milioni di euro. Tale è l’entità del mancato introito che il trasporto pubblico subirà una volta entrata in vigore l’integrazione tariffaria per effetto del calo delle tariffe fuori città, soprattutto nell’hinterland milanese. Da qui una delle ragioni per le quali Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia al Pirellone, il 18 dicembre chiese e ottenne il rinvio in commissione dell’emendamento che avrebbe innescato la deroga: «Sì all’integrazione tariffaria, ma non a discapito dei milanesi. Il Comune deve finanziare da sé l’Agenzia di bacino evitando rincari».

Dibattito a parte, il valore della manovra scende da 65 milioni (l’introito annuo aggiuntivo assicurato dal rincaro a 2 euro del biglietto) a 55 milioni. Attenzione però: questa cifra andrà decurtata di un 10-15%, terzo numero della serie dei “non raccontati”, nel caso in cui Trenord, come previsto dall’emendamento della discordia, non partecipi da qui ai prossimi 3 anni all’operazione dell’integrazione tariffaria. Tra Palazzo Lombardia e Palazzo Marino sembra esserci la volontà di superare l’impasse e procedere sulla via del biglietto unico integrato. Quanto alla scelta del metodo c’è da tenere presente l’impegno assunto dall’assessore Davide Caparini in Consiglio regionale su richiesta del consigliere Manfredi Palmeri: in fatto di deroga alla legge, niente decisioni di Giunta che escludano l’aula.