Il Seveso esondato nel quartiere Niguarda
Il Seveso esondato nel quartiere Niguarda

Milano, 15 giugno 2019 - Il bando verrà pubblicato all’inizio della prossima settimana sulla Gazzetta Ufficiale e avrà come scadenza la fine di luglio. Nuova ripartenza, l’ennesima della serie, per l’iter che porterà alla realizzazione delle vasche di laminazione di Senago, opera-chiave per mettere in sicurezza una volta per tutte i quartieri Niguarda e Isola dalle piene del torrente Seveso. Per chi non lo ricordi, i lavori per un importo complessivo di 30 milioni (già finanziati per due terzi dal Comune e per un terzo dalla Regione) erano già partiti nel 2016 dopo una procedura a dir poco travagliata, ma qualche mese dopo tutto si era fermato all’improvviso. Perché? Superate le difficoltà provocate da bonifica di ordigni bellici e ritrovamenti archeologici, si era scoperto che la terra rimossa per far spazio ai bacini di contenimento delle piene non era idonea (come si pensava alla vigilia) per essere rivenduta a una cava. Era partito quindi un braccio di ferro tra l’associazione temporanea di imprese e l’Aipo, l’agenzia interregionale per il Po che sovrintende il cantiere.

Alla fine, nell’estate del 2018, i tecnici avevano deciso di non infilarsi in una lunga battaglia legale, per di più dall’esito incerto, e di risolvere il contratto pagando alle ditte coinvolte soltanto le opere effettivamente eseguite. Da lì la procedura, sotto la regia dell’assessorato lombardo al Territorio guidato da Pietro Foroni, è stata avviata nuovamente. Prima il collaudo di ciò che era stato portato a termine, poi la restituzione da parte delle aziende dei soldi anticipati dalle istituzioni pubbliche e la rimodulazione del progetto definitivo, anche sulla base di alcune delle osservazioni arrivate dagli enti locali e accolte da Palazzo Lombardia.

Il percorso si è concluso: tra poco più di un mese, si conosceranno i nomi delle imprese candidate a realizzare gli invasi a nord di Milano. A proposito di Senago, due giorni fa la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso presentato dall’amministrazione comunale contro l’opera di contenimento delle piene, confermando quanto deciso nel 2016 dal Tribunale superiore delle acque pubbliche e condannando il Comune dell’hinterland a versare 10.200 euro di spese legali a Regione, Comune di Milano e Aipo. Eliminata la scomoda spada di Damocle, l’iter può andare avanti senza timore che i giudici lo rimandino all’improvviso al punto di partenza. Del resto, il piano di messa in sicurezza del Seveso è già in gravissimo ritardo rispetto all’iniziale tabella di marcia comunicata il 20 ottobre 2014 da Erasmo D’Angelis, l’allora capo dell’Unità di missione contro il dissesto idrogeologico istituita ai tempi del governo Renzi. Rendering accattivanti, fondi certi e tempistiche altrettanto incalzanti. Quattro vasche di laminazione a nord del capoluogo con l’obiettivo di imbrigliare il fiume e contenere le alluvioni a monte: Senago, Lentate, Paderno e Parco Nord. Il cronoprogramma annunciato all’epoca parlava di fine lavori a giugno 2016 per Senago e dicembre 2016 per le altre tre location. Alla fine, gran parte di quei progetti è rimasta soltanto sulla carta. Adesso il nuovo tentativo.

È vero che l’ampliamento del canale scolmatore di Nord ovest ha attenuato il problema delle esondazioni, riducendone il numero rispetto a qualche anno fa, ma è altrettanto vero che ogni volta che in Brianza piove con particolare insistenza a Milano scatta il piano di emergenza del Comune, con le squadre di ghisa, Protezione civile e Metropolitana milanese pronte a entrare in azione in caso di superamento del livello di guardia da parte del «torrente maledetto».