Milano, 14 settembre 2018 - Silenzi. Applausi. Singhiozzi, lacrime e abbracci hanno unito ieri al cimitero di Lambrate bambini e adulti per l’ultimo saluto a Igor Maj, giovane promessa dell’arrampicata, morto a 14 anni la settimana scorsa per aver voluto cimentarsi, con tutta probabilità, nella folle sfida del «blackout». Vuol dire soffocarsi di proposito per poi svenire e riprendersi. Trappola mortale. Ieri a centinaia hanno voluto salutarlo: amici, compagni di scuola e di sport, rappresentanti della palestra Boulder&Co. Climbing gym di Agrate Brianza, dove Igor si allenava, e dei Ragni di Lecco. Tutti sconvolti e increduli, però decisi a offrire il proprio supporto alla famiglia: a papà Ramon, a mamma Marianna, al fratellino e alla sorellina di Igor, ai nonni.

«Oggi siamo qui per salutare Igor – il discorso di papà Ramon – ma non sarà certo l’ultimo saluto per chi lo ha conosciuto. Non lo sarà per noi. Non lo sarà per me. Io spero che nessuno di voi possa capire quello che sto provando. Ma alla pena senza fine fa da contraltare la gioia immensa di questi 14 anni. Ricorderò sempre la forza di Igor, l’intelligenza, la perseveranza, la sensibilità e il senso di protezione nei confronti degli altri. Quello che per voi era Igor, per me era di più: era il mio Igor. Erroneamente avevo cercato di insegnargli a non mostrare il dolore. Igor mi ha invece fatto capire che non bisogna aver paura di mostrarlo e che bisogna avere la forza di rialzarsi. Per questo io e mia moglie abbiamo deciso di esporre il nostro dolore. Con l’obiettivo che ciò che è accaduto a Igor non accada a nessun altro. Ci batteremo per questo».

Gli amici hanno ricordato la sua allegria, «la sua R moscia penentrante», la risata contagiosa. Pure l’allenatore Alessandro ha trasmesso un messaggio: «Sul profilo Instagram, il tuo nome era al contrario. Come vorrei che questa storia fosse al contrario, Igor, vederti entrare per la prima volta in palestra. Per te continueremo a scalare, a ridere, ad allenarci, come se, semplicemente, tu fossi solo un po’ in ritardo. Sarai per sempre uno di noi».