Milano, 13 marzo 2018 - Gli smartphone: «Dammi il Pin per sbloccarlo». I soldi in tasca: «Metti qui tutto quello che hai». E persino capi d’abbigliamento e scarpe da ginnastica griffate da rivendere. In un paio di occasioni, i malcapitati sono rientrati a casa solo con i pantaloni, costretti a spogliarsi da chi li stava minacciando. La baby gang agiva nei pressi della metropolitana Bisceglie di Milano, capolinea della linea rossa all’estrema periferia ovest della città, anche se non è da escludere che abbia colpito pure nel frequentatissimo e centralissimo Parco Sempione.

Venerdì due membri del gruppetto di minorenni sono stati colti in flagrante dagli agenti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura e arrestati per tentata rapina in concorso: si tratta di due quindicenni italiani, portati al carcere Beccaria. Tutto nasce da una decina di segnalazioni raccolte ai primi di marzo: raccontano di raid ai danni di ragazzini della zona di Baggio, aggrediti all’uscita del metrò e rapinati. I poliziotti delle Volanti e del commissariato Lorenteggio, coordinati rispettivamente da Maria José Falcicchia e da Rosanna Chironi, mettono insieme denunce e referti medici, trattando quei reati non singolarmente bensì collegandoli tra loro e ipotizzando che siano opera di una stessa banda. Le descrizioni corrispondono: c’è il «biondo», che porta il nome di un notissimo pilota di Formula Uno del passato; e c’è quello con il giubbotto rosso, altro dettaglio ricorrente nei resoconti dei derubati. Particolare determinante: entrano in azione sempre di pomeriggio. Così gli investigatori si appostano in zona metrò e notano due ragazzini che combaciano con gli identikit: li seguono fino al Sempione e li vedono parlottare con altri giovani; poi i due si allontanano dopo aver preso in consegna un coltello da cucina con manico rosso e lama da 10 centimetri. Si torna a Bisceglie.

Passa qualche minuto, il tempo di individuare la preda più indifesa: è un coetaneo che sta aspettando che il padre lo passi a prendere in macchina. «Vuoi della roba?», gli chiedono. «No», risponde lui intimorito. A quel punto, scatta il blitz violento: il ragazzino viene trascinato tra le auto parcheggiate e costretto a consegnare denaro e cellulare. La vittima prova a ribellarsi, ma viene scaraventata a terra. In un attimo si materializzano gli agenti in borghese, che bloccano i quindicenni. Profilo da bulletti di quartiere, frequentano ancora le medie pur se in età da seconda liceo: uno di loro ha riferito che saltava puntualmente le lezioni nonostante la madre lo accompagnasse ogni giorno davanti all’ingresso. Già, le madri: entrambe separate ed entrambe lavoratrici, uniche figure di riferimento per ragazzini che preferivano la vita da delinquenti alle lezioni in classe. In sede di dichiarazioni spontanee, gli arrestati si sono assunti la responsabilità di altre rapine, anche se l’inchiesta è tutt’altro che conclusa: gli agenti stanno lavorando per cercare i complici. Pur essendo privi di precedenti, entrambi sono finiti in cella, d’intesa col pm Annamaria Fiorillo: la speranza è che l’esperienza dietro le sbarre possa aiutarli a cambiare vita. Ne hanno tutto il tempo: «Per loro – auspica la Falcicchia – ci sono enormi possibilità di recupero».