Milano, 5 settembre 2015 - Abdel Majid Touil, il marocchino arrestato il 19 maggio scorso nell'hinterland milanese su mandato di cattura di Tunisi per la strage al Museo del Bardo dello scorso marzo, nella quale sono morti anche quattro italiani, "sta risalendo la china". A fine luglio, infatti, "le sue condizioni psicologiche erano al limite". Questo, stando a quanto spiega il difensore, l'avvocato Silvia Fiorentino. Da più di tre mesi il 22enne, accusato dalla Procura di Milano di terrorismo internazionale, si trova recluso nel carcere di Opera dove, come ha assicurato il suo legale, "lo stanno trattando molto bene", tanto che "è seguito da uno psicologo, da un mediatore culturale e da un interprete".

Nel frattempo l'avvocato Fiorentino sta studiano la strategia difensiva da sostenere nel procedimento di estradizione sulla base delle imputazioni contenute nelle carte trasmesse dalle autorità tunisine, che accusano Touil di aver fornito supporto logistico per l'attentato del 18 marzo scorso al Bardo, dove 24 persone (tra cui 4 turisti italiani) persero la vita. Già dal 17 febbraio il 22enne si trovava in Italia, dopo aver attraversato il canale di Sicilia a bordo di un barcone di clandestini. Poi, il 15 aprile successivo, sua madre Fatima ha denunciato alle autorità italiane lo smarrimento del passaporto del figlio. Il giallo del passaporto si preannuncia decisivo per stabilire se il 22enne va o meno estradato: l'avvocato Fiorentino insisterà parecchio su questo punto, sostenendo che Touil sia rimasto vittima di un'ingenuità e che abbia ceduto il proprio documento a un gruppo di fondamentalisti islamici per poche centinaia di euro oppure in cambio di un posto "gratis" sul barcone che lo avrebbe traportato in Italia.

Dal canto suo, anche il sostituto procuratore generale Pietro de Petris sta mettendo a punto la sua requisitoria. Una volta depositate le richieste dell'accusa, l'avvocato Fiorentino avrà a sua disposizione altri 10 giorni di tempo per le sue controdeduzioni. A quel punto verrà fissata un'udienza camerale davanti ai giudici della Quinta Corte d'Appello di Milano, competente per tutti i casi di estradizione, dove è previsto un contraddittorio tra le parti. Qualora i giudici milanesi dovessero accogliere la richiesta presentata per lui dal governo di Tunisi, la palla passerebbe in mano al Ministro della Giustizia, cui sempre spetta l'ultima parola su un atto di natura politico come l'estradizione di un presunto terrorista.