Milano, 8 marzo 2018 - Per quasi trent’anni è stato il factotum di Stanley Kubrick, da autista Emilio D’Alessandro era diventato il suo uomo di fiducia, confidente, amico. E così, proprio nel giorno dell’anniversario della sua morte, D’Alessandro ha annunciato dalla sede meneghina di Asta Bolaffi e sopra uno dei tappeti di Shining che alcuni cimeli del regista andranno all’incanto.

Prima asta di “cinema memorabilia” per Bolaffi. Prima asta al mondo dedicata interamente a Stanley Kubrick (27 marzo a Torino). Anteprima milanese, con mostra e rassegna cinematografica - in pellicola - che Cineteca Italiana ha già cucito, dal 13 al 21 marzo, al Museo interattivo del cinema (ex Manifattura tabacchi). D’Alessandro aveva lasciato la sua Ciociaria negli anni Sessanta per inseguire il sogno di diventare pilota. Dopo averlo raggiunto, per una coincidenza e per stacanovismo, incrociò la strada di Kubrick: sul set e a casa era l’unico ad avere accesso ad alcuni suoi uffici. «In alcune stanze non poteva entrare neppure la moglie perché lasciava sempre la porta aperta», sorride Emilio, a cui Kubrick ha reso omaggio anche in Eyes Wide Shut, inserendo l’insegna di un locale newyorkese col suo nome e volendolo come comparsa, nei panni dell’edicolante: «Per 10 secondi, 2 settimane di riprese, mi aveva promesso una mezz’ora», alza le spalle il suo collaboratore di fiducia, confermando la cura maniacale del regista per i suoi film, in cui nulla era lasciato al caso. «All’inizio di ogni produzione Stanley si riempiva di oggetti, poi gli dispiaceva buttarli via. “Emilio, ti serve questo tappeto?”». E così ecco due tappeti del Colorado Lounge, dove Jack Torrance lavora al suo romanzo, e la sua giacca di velluto bordeaux, scelta dalla customista da Oscar Milena Canonero e indossata da Jack Nicholson (base d’asta 10mila euro).

Cimeli che hanno avuto una seconda vita: D’Alessandro - lungi da metterli in una teca di vetro - ha indossato il cappotto di Tom Cruise in Eyes Wide Shut accorciandogli le maniche come pure il copricapo a tricorno di Barry Lyndon e quello del sergente Hartman di Full Metal Jacket (base 3mila euro) perfetti anche per il lavoro nei campi. «Mi riparavano dalla pioggia, dal sole. Li metto all’asta perché alla mia età, nei campi, non vado più», sorride, con gli occhi lucidi, dispensando aneddoti della sua vita da film. Faceva fatica a disfarsi degli oggetti Kubrick, ma si sbarazzava delle pellicole col montato: «Quante bobine portavamo all’inceneritore. Mi faceva venire il sangue freddo, non voleva che nessuno conoscesse i suoi segreti. E io ad attendere fino all’ultima fiamma». All’asta due frammenti di Paths of Glory del ’57 e un lungo frammento della pellicola originale di Shining con Wendy che porta in braccio Danny (valore di partenza 3mila, che si ipotizza schizzerà), sono salvi perché Emilio li usava, su indicazione del maestro, per provare i proiettori. Ha già bussato un americano, intenzionato a prendere tutto il pacchetto. «Ma io vorrei tanto un museo o un collezionista che si prenda cura di ogni oggetto, perché anche se Stanley non c’è più, lo rivedo in quell’orologio, negli appunti» e in quell’ultimo messaggio con cui si chiuderà l’asta: «This is the last mail pickup. I am very sad», firmato S e dedicato a un Emilio in partenza per la Ciociaria. Ma che poi tornò - anche perché altrimenti Kubrick avrebbe installato il telefono pure sul suo trattore - e che lo seguì fino all’ultimo, con buona pace della moglie Janette.