Lara Comi
Lara Comi

Milano, 15 novembre 2019 - Giovane ma già esperta, a sentire il giudice. Non solo si sarebbe accaparrata due consulenze ben retribuite ma, stando all’accusa, del tutto inconsistenti. L’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi avrebbe anche ‘gonfiato’ lo stipendio (a spese dell’istituzione Ue) al suo addetto stampa, facendosene però restituire due terzi girati a Nino Caianiello, coordinatore provinciale di FI nel Varesotto, il ‘burattinaio’ dell’inchiesta su appalti e tangenti in Lombardia che lo scorso maggio portò a 43 misure cautelari.

Da ieri ai domiciliari, Comi è indagata per truffa all’Unione europea, false fatturazioni, finanziamento illecito e corruzione così come l’imprenditore Paolo Orrigoni, già candidato leghista a sindaco di Varese, che avrebbe cercato di comprare con una tangente il terreno dove costruire un nuovo supermercato Tigros. In carcere invece Giuseppe Zingale, ex direttore generale dell’agenzia lombarda per il lavoro Afol che avrebbe regalato una delle false consulenze da 21mila euro alla ex europarlamentare. Per il gip Raffaella Mascarino, Comi avrebbe mostrato «nonostante la giovane età, una non comune esperienza nel fare ricorso a collaudati schemi criminosi volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche e all’incameramento di finanziamenti illeciti».

«Questa è matta! Questa è fuori controllo eh! Capisco la frenesia elettorale, porti a casa 25mila euro al mese. So’ 11 anni, io non ho visto un euro!», si lamentava al telefono l’allora potente Caianiello il 6 aprile scorso, come si legge nell’ordinanza del gip. Intercettazione che ne richiama un’altra emersa mesi fa nella quale il ras berlusconiano parlando stavolta con Zingale diceva: «Questa cretina della Lara a che punto stiamo? perché io la vedo stasera, così gli faccio lo shampoo». Ai magistrati, una volta in carcere, Caianiello ha spiegato che dopo «la mancata candidatura alle elezioni politiche» cui «fortemente aspirava» Comi avrebbe «iniziato a spaventarsi fortemente per la sua rielezione al Parlamento Ue, ragione per la quale ha iniziato ad andare spasmodicamente alla ricerca di finanziamenti e alleanze politiche (...) voleva che io intercedessi in suo favore nei confronti della Gelmini».

Già indagata da mesi e nel frattempo non rieletta a Strasburgo, Comi è finita nei guai anche per un’altra consulenza da 31mila euro ritenuta fasulla, incassata da una società del presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, indagato. Quando i finanzieri le hanno notificato i domiciliari, la sua prima preoccupazione è stata per il padre malato che deve essere sottoposto a un intervento al cuore. «Chiariremo tutto – ha assicurato l’avvocato Giampiero Biancolella – ed evidenzieremo che non esistono esigenze cautelari di sorta in quanto la mia assistita si è dimessa da tutte le cariche pubbliche».