Padovan nel tunnel  assieme a Ferrario(Newpress)
Padovan nel tunnel assieme a Ferrario(Newpress)

Milano, 30 marzo 2018 - Quattro passi nella storia sotterranea di Milano. Gli esperti fanno strada tra le viscere dell’Arena civica. Guidati da Gianluca Padovan, 59 anni, da 35 speleologo, e lo scrittore Ippolito Ferrario, muniti di stivali, torce ed elmetto siamo scesi a tre metri sotto i piedi degli ignari passanti, nella roggia Castello «che insieme alla Rigosella arriva da nord sul perimetro interno - spiega Padovan -. Allagavano l’anfiteatro napoleonico con l’acqua della Martesana per le naumachie, defluendo da sud». Già 600 anni fa il condotto, completamente scoperto, portava acqua al fossato della fortezza, ma dagli anni ‘30 è tombato al buio fra umidità, muffa, limo e scorpioni. «Conduce ancora al Castello ma uno scarico fognario imprevisto a metà strada impedisce di arrivarci», spiega Padovan. 

Le rogge nascoste tornano d’interesse con l’attività del laboratorio didattico di Conservazione delle architetture complesse del Politecnico. Gli studenti hanno definito vari progetti di conservazione e uso delle gradinate sud, con i docenti Elisa Garavaglia, Maria Cristina Giambruno e Franco Guzzetti. L’idea parte da uno spunto lanciato in collaborazione con l’assessore Roberta Guaineri: valorizzare in senso sportivo (spogliatoi, palestre, negozi) il lato su via Legnano; con bistrot, librerie ed eventi la vivibilità del lato parco. «Crediamo che la struttura sia un terrapieno - spiega Guzzetti, ingegnere -, ma è probabile vi siano anche delle spine murarie a tripla arcata dal muro interno a quello esterno dell’arena». 

Per esplorare il cavo sotterraneo si è poi reso necessario l’intervento degli speleologi. Si entra nella roggia attraverso un tombino, vicino alla porta sud, all’interno dell’Arena Gianni Brera. Con gli stivali nel fango, oltrepassato a carponi un basamento di pietra, si penetra in un nuovo ambiente. È quello del canale ipogeo, coperto da una volta a botte in mattoni, alta 180 centimetri. Invece il tratto precedente, alle nostre spalle, è alto appena mezzo metro, buio. Volta a sinistra verso nord e non se ne vede la fine. Avanziamo quindi verso sud est, e una targhetta a sinistra indica che siamo proprio nella «Roggia Castello». «La parte inferiore è in elementi di granito scolpito a bugnato, proveniente dalle fortificazioni di porta Tenaglia - spiega Padovan -. Resistenti all’acqua più dei conci di conglomerato ormai sgranati, davano anche un migliore aspetto estetico, visto che il canale era tutto a giorno».

Indizi da investigatore, che raccontano l’aria dell’epoca in cui il Genio militare costruì l’arena agli ordini di Luigi Canonica. Un’opera costruita fra il 1805 e il 1807, che diede la fama all’architetto e inaugurata dallo stesso Napoleone con una battaglia navale. «Le mura esterne furono costruite con i conci rettangolari di conglomerato, il noto Ceppo d’Adda - spiega Padovan -. Immaginiamo che siano state strappate alle mura spagnole e dalle demolite fortificazioni del Castello». Un secolo dopo, nel 1910 l’Arena civica avrebbe persino ospitato l’esordio assoluto della nazionale di calcio italiana, vittoriosa 6-2 contro la Francia. 

Procediamo fra tanti ricordi storici e, prima di svoltare a destra, nel percorso troviamo la chiusa delle paratie, con scanalatura scolpita in pietra e pilastro a vertice triangolare nel centro per tagliare i flussi. Una volta serrata, l’Arena veniva allagata. Alla svolta, dopo 15 metri, tre cubetti grigi di gesso attirano la nostra attenzione. «Sono dadi - afferma Padovan - gettati nei chiusini da qualche giocatore incallito scoperto dalle guardie, il parco Sempione infatti pullulava di bische clandestine». Una lastra di granito rinforza poi l’incrocio con la Rigosella. Avanzando, il percorso si schiaccia sempre di più e la sensazione di caldo aumenta, mentre l’aria si fa rarefatta. Dopo 100 metri all’altezza dell’Acqua marcia non siamo attrezzati per sgusciare in una strettoia. La suggestione però resta, perché il canale è molto più lungo e secondo gli speleologi completamente percorribile, terminando in un sistema di condotte interno al Castello. «Sarebbe interessante riaprire la roggia come camminamento per visite turistiche guidate, in un percorso culturale integrato su Milano nell’ottica di valorizzazione dell’area», conferma lo stesso direttore dell’Arena, Edgardo Tezzon. Intanto, il Politecnico consegnerà al Comune i risultati dello studio.