Quattro studenti universitari milanesi che hanno inventato l’applicazione
Quattro studenti universitari milanesi che hanno inventato l’applicazione

Milano, 30 dicembre 2018 -  «Chiuse come le chiese/quando ti vuoi confessare», cantava Antonello Venditti in “Notte prima degli esami”, creando per quelle “gambe tese” una rima tanto suggestiva quanto improbabile. Chi mai ha vagato disperato alla ricerca di un confessore? Altra cosa, forse, se avesse detto «quando vuoi andare a messa». Oppure «quando vuoi vedere gli imperdibili affreschi rinascimentali consigliati dalla guida». Alessandro, Angelo, Federico e Giacomo queste esigenze le hanno considerate tutte quando hanno creato Dindondan App.

L’applicazione collaborativa che geolocalizza gli utenti e mostra le chiese nei dintorni complete di orari di apertura e dei servizi religiosi. Collaborativa nel senso che è aggiornata dagli utenti, che possono segnalare nuove chiese e rispettivi orari inviando una fotografia di quelli affissi nella chiesa o il link del sito web della parrocchia. Dopo una verifica, i gestori dell’applicazione la inseriscono nella mappa e l’utente riceve una notifica dell’avvenuto aggiornamento. Attraverso i filtri si possono cercare le chiese aperte in un certo giorno e ora dell’anno o le messe a cui conviene partecipare. Pensare che l’idea è nata dopo una messa in Duomo, per la precisione durante una cena al McDonald’s. Ma i quattro, tutti studenti universitari tra i 22 e i 23 anni, nati e cresciuti a Milano, non avevano le competenze per creare da zero un’app. Quindi uno ha studiato la programmazione, uno la grafica, uno i termini legali, luogo di ritrovo sempre il McDonald’s, fino a quando Federico si è stancato, allora sono andati al ristorante. Poi mesi e mesi di confronti, le riunioni in videochat, i brainstorming per decidere il nome: «E se la chiamassimo Petrus, oppure Churchtime», infine il definitivo Dindondan, accolto all’inizio con una risata, «poi però ci siamo accorti che restava in mente».

Da quando l'hanno lanciata si sono sentiti ripetere sempre la stessa frase: «Caspita bravi, ci avevo pensato anch’io». Perché sulla carta l’idea è semplicissima. Serviva solo qualcuno che la facesse diventare realtà. Ci aveva già provato l’arcivescovo scozzese Leo Cushley con The Catholic App, presentata in Vaticano nel 2016 ma rimasta confinata alla Scozia (in quel caso le parrocchie che vogliono comparire devono pagare una quota d’iscrizione). «Esiste qualche servizio simile in Italia ma è molto circoscritto o si è interrotto dopo la prima fase di sperimentazione», spiega Giacomo. Loro la fase di sperimentazione l’hanno superata brillantemente: «Siamo partiti a inizi ottobre con 250 chiese milanesi inserite da noi. L’idea era di creare un servizio per la città. Ma subito ci sono arrivate segnalazioni da tutta Italia, quindi abbiamo deciso di estenderlo alla Penisola. In tre mesi abbiamo avuto 7mila download e 2mila chiese inserite dagli utenti su tutto il territorio nazionale». Le segnalazioni arrivano anche da Sidney, Sud America e Hong Kong, ma con oltre 25mila parrocchie e quasi 70mila chiese in Italia c’è ancora molto lavoro da fare. I fedeli oltreconfine dovranno attendere.