Milano, 15 luglio 2015 - Condannati dal Tribunale di Milano a pene da 3 anni fino a 7 anni e 8 mesi di reclusione. E' la sentenza emessa a carico di undici ex dirigenti Pirelli accusati a vario titolo di cooperazione in omicidio colposo aggravato e in lesioni gravissime. Il caso riguarda 24 casi di operai morti o ammalati per forme tumorali provocate dall'esposizione all'amianto. Dopo la lettura della sentenza emessa dal giudice della sesta sezione penale del Tribunale di Milano Raffaele Martorelli, alcuni parenti delle vittime hanno esultato in aula. 

Le vittime lavoravano negli stabilimenti milanesi di viale Sarca e via Ripamonti tra gli anni Settanta e Ottanta. Per la procura di Milano i decessi di quei lavoratori è legata alla presenza di fibre di amianto nei due impianti produttivi del gruppo e la sentenza di primo grado sembra aver accolto la tesi del pm Maurizio Ascione, titolare del fascicolo. Il pm aveva chiesto la condanna per otto di loro e l'assoluzione per i restanti tre. I difensori, invece, avevano chiesto l'assoluzione di tutti gli ex dirigenti.

Pirelli è stata anche condannata a pagare una provvisionale di 300mila euro all'Inail, una di 200mila euro ai due eredi di una delle vittime, 20mila euro all'Aiea (Associazione italiana esposti amianti) e 20mila euro a Medicina democratica. Pirelli aveva gia' risarcito le altri parti civili in via extragiudiziale, che avevano gia' ritirato la costituzione nel processo. Membri di Medicina Democratica e dell'Associazione italiana esposti amianto, parti civili nel processo, hanno esposto striscioni. «Abbiamo dimostrato che uniti si vince - hanno spiegato - questa volta siamo riusciti far condannare il padrone».

LE CONDANNE - Gli ex dirigenti condannati stati tutti membri del consiglio di amministrazione della Pirelli tra il 1979 e il 1989. La pena più alta è stata inflitta a Luciano Isola, consigliere di amministrazione dal 1980 al 1986, condannato a 7 anni e 8 mesi. Quella più bassa (3 anni di reclusione) ad altri tre ex componenti del consiglio di amministrazione della multinazionale della Bicocca: Gabriele Battaglioli, Carlo Pedone e Roberto Picco. Per loro, il pm Ascione aveva chiesto l'assoluzione "perché il fatto non costituisce reato".

Tra gli altri condannati anche Ludovico Grandi, amministratore delegato del gruppo fino al 1984: dovrà scontare 4 anni e 8 mesi di reclusione, contro gli 8 anni chiesti per lui dalla pubblica accusa. L'elenco dei condannati comprende anche Gianfranco Bellingeri (ex ad negli anni Ottanta) a 3 anni e sei mesi di carcere, e poi Piero Sierra, ex amministratore delegato Pirelli ed ex presidente dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, e Guido Veronesi, fratello dell'oncologo Umberto: a entrambi è stata inflitta una condanna a 6 anni e 8 mesi, una pena più alta di quella proposta dal pm che aveva chiesto per il primo 5 anni e per il secondo 4 anni. Omar Liberati (3 anni e 6 mesi), Gavino Manca (5 
anni e 6 mesi), Armando Moroni (3 anni).

LA DIFESA - "Prendiamo atto con rammarico dell'odierna sentenza di primo grado e aspettiamo di leggere le motivazioni non appena saranno depositate. Sulla base delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili emerse nel corso della fase dibattimentale del processo, siamo certi della correttezza dell'operato dei nostri assistiti per i fatti contestati risalenti a oltre 25 anni anni fa, e presenteremo impugnazione in appello". Lo dichiarano gli avvocati difensori di Pirelli e degli ex dirigenti Pirelli oggi condannati, in forza all'azienda negli anni Ottanta.