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25 mag 2022

Alla sbarra per omicidio I tre figli sono parte civile

"Era un uomo violento, già in Messico picchiava la mamma" hanno raccontato. Il più grande rischiò a sua volta di essere ucciso, fu salvato dal fratello

25 mag 2022
roberta rampini
Cronaca

di Roberta Rampini

Si è aperto ieri mattina davanti alla prima sezione della Corte d’Assise di Milano il processo a carico di Jaime Moises Rodriguez Diaz, 42enne originario del Messico, arrestato il 19 giugno 2021 con l’accusa di aver ucciso la moglie Silvia Susana Villegas Guzman di 48 anni e di aver poi tentato di fare lo stesso con il maggiore dei tre figli nell’appartamento in cui da poco vivevano ad Arese. Il manager, che è recluso nel carcere di Milano San Vittore, ieri mattina era in aula, accanto al suo legale difensore, l’avvocato Iacopo Viola. Il gup Aurelio Barazzetta ha dichiarato l’ammissibilità dei testi delle parti e fissato le prossime due udienze: il 20 giugno in aula ci saranno i testi del pm Giovanni Tarzia e le parti civili, i tre figli della coppia e il fratello della vittima, mentre il 27 giugno saranno ascoltati l’imputato e i testi della difesa. Il 42enne deve rispondere sia dell’omicidio volontario aggravato della moglie e di tentato omicidio e lesioni aggravate nei confronti del figlio 19enne intervenuto per difendere la madre. Come hanno chiarito le indagini e l’autopsia la donna è morta soffocata. Quella notte durante l’ennesima lite l’uomo, che era molto geloso e violento, ha "compiuto un’azione di soffocamento della moglie", ma, afferma la difesa, "non per ucciderla quanto per essere ascoltato". Poi ha tentato di strangolare con una cintura il figlio di 19 anni che si è salvato solo per il "tempestivo intervento" del fratello di 16 anni, "corso in suo aiuto". Infine ha tentato di autoinfliggersi ferite da taglio agli avambracci e due piccole ferite da punta e taglio sotto il costato sul lato destro. L’uomo è stato arrestato, i tre figli della coppia affidati al Comune di Arese e accolti in una comunità protetta. Nei mesi scorsi, davanti al pm, avevano definito il padre "un uomo violento". Le violenze, hanno raccontato, erano iniziate all’epoca in cui la famiglia viveva in Messico.

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