La battaglia dei lavoratori degli aeroporti si muove anche sui tavoli della politica milanese, con incontri con le forze politiche e la promessa di convocare una commissione a Palazzo Marino. La partita più grande è però nazionale, legata al destino di Alitalia e a una ripartenza del traffico...

La battaglia dei lavoratori degli aeroporti si muove anche sui tavoli della politica milanese, con incontri con le forze politiche e la promessa di convocare una commissione a Palazzo Marino. La partita più grande è però nazionale, legata al destino di Alitalia e a una ripartenza del traffico aereo in grado di garantire un pieno rientro in servizio dopo oltre un anno di cassa integrazione per la maggior parte degli addetti negli scali di Malpensa e Linate. Ieri una nuova giornata di proteste, davanti alla Prefettura e a Palazzo Marino, per sollecitare un intervento.

"Il clima sta diventando sempre più pesante – spiega Giuseppe Ragusa, del sindacato di base Usb – dopo oltre un anno di ammortizzatori sociali non c’è alcuna prospettiva sul futuro. Tutti i lavoratori aeroportuali sono allo stremo economico". La crisi infinita di Alitalia si ripercuote sulle aziende dell’indotto, a partire da Airport Handling. E oggi si apre una nuova tornata di proteste. "Che ITA sia una compagnia nata morta non è né un anatema né uno slogan ma il risultato di una minuziosa analisi del suo fallimentare piano industriale di ridimensionamento – spiega Antonio Amoroso, della Cub - fatto di licenziamenti e di irresponsabile frammentazione societaria. L’idea di affrontare con una mini-compagnia la ripartenza post-Covid del traffico passeggeri e la conseguente concorrenza che si scatenerà nei cieli, non è solo velleitaria ma totalmente infondata: sbaglia a sostenerla il Ministro dei Trasporti".

A.G.