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14 mag 2022

Albicocco tra i profughi: tragedia atroce

Il clown Massimo Giudice da Trezzo a Záhony per portare un sorriso ai piccoli scioccati dalla guerra

barbara calderola
Cronaca
Massimo Giudice in arte clown Albicocco ha portato un po’ di allegria tra i 400 profughi accolti a Zahony nella trasferta organizzata dall’associazione Cesvi di Bergamo
Massimo Giudice in arte clown Albicocco ha portato un po’ di allegria tra i 400 profughi accolti a Zahony nella trasferta organizzata dall’associazione Cesvi di Bergamo
Massimo Giudice in arte clown Albicocco ha portato un po’ di allegria tra i 400 profughi accolti a Zahony nella trasferta organizzata dall’associazione Cesvi di Bergamo

di Barbara Calderola

Fra i suoi protetti non potevano mancare i bambini ucraini. Negli anni è stato accanto ai piccoli terremotati dell’Abruzzo e dell’Emilia e a quelli vittime delle alluvioni. Poi è sbarcato sulle spiagge di Lampedusa, a inventare giochi sulla riva per riavvicinare all’acqua i piccoli naufraghi, ossessionati dal ricordo di un viaggio fra onde alte e morti. Lui è Massimo Giudice, ma alle tendopoli, agli asili, agli ospedali oncologici ancora una volta, è arrivato con i colori e le sembianze del clown Albicocco, il suo personaggio-pagliaccio, impegnato da anni in attività di recupero e animazione per i più piccini.

È partito domenica ed è tornato giovedì sera, 2.500 chilometri andata e ritorno da Trezzo, "per regalare un sorriso" a 400 profughi che al massimo hanno 10 anni. "Il volto più fragile di questa guerra", dice. A portare il magico Massimo al confine ungherese, a Záhony, sono state Cesvi, l’organizzazione umanitaria nata a Bergamo nel 1985, e "Un abbraccio che non trema", l’associazione di casa che allo scoppio del conflitto ha riunito tutti i gruppi no-profit del territorio organizzando una raccolta viveri senza precedenti.

Per il clown più amato della Lombardia stavolta però "la trasferta è stata un vero pugno allo stomaco. Non mi ero mai trovato di fronte una situazione così dura nonostante tutti gli scenari difficili visitati in questi anni". "I treni – racconta – arrivano ogni 2 o 3 ore, pieni di persone che provano a salvarsi la vita. Quanti bambini in difficoltà. Sono immagini che rievocano quelle della Seconda guerra mondiale".

È così ha voluto mettersi in marcia "per consolarli". Ma "ho dovuto nascondere le lacrime" quando la platea di piccoli ha intonato "Bella ciao". "E’ stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Di quelli che ti scavano dentro e si scolpiscono per sempre nel cuore".

Neanche il problema della lingua ha frenato l’entusiasmo. "Dall’italiano, all’inglese, all’ungherese, all’ucraino: per una battuta ci è voluto tempo, ma l’effetto non si è perso". Per i bambini Albicocco è un compagno scacciatristezza con i suoi giochi di prestigio, le buffe performances, i travestimenti. E fra un numero e l’altro quei gesti senza parole che devono, e si spera possano, restituire un sorriso o uno sguardo sereno sul futuro. Per lasciarsi le bombe alle spalle serve anche un naso rosso.

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