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7 mag 2022

Al Lirico parla Bellavista

Da stasera lo spettacolo sul libro di De Crescenzo avvicina Milano a Napoli

Il classico di Luciano de Crescenzo portato in scena dal regista Gleijeses
Il classico di Luciano de Crescenzo portato in scena dal regista Gleijeses
Il classico di Luciano de Crescenzo portato in scena dal regista Gleijeses

Il mare non bagna Milano. D’accordo. Ma per qualche ora nel weekend sembrerà comunque di essere a Napoli. Almeno al Teatro Lirico. Dove da stasera a lunedì arriva "Così parlò Bellavista", il classicone di Luciano De Crescenzo adattato per il palco dal regista Geppy Gleijeses. Romanzo d’esordio del filosofo ex-ingegnere e poi film clamorosamente Anni Ottanta, qui diventa una di quelle superproduzioni d’altri tempi, considerando che in scena ci sono oltre una dozzina di interpreti, fra cui lo stesso Gleijeses, Marisa Laurito e Benedetto Casillo. Loro a dar vita al microcosmo che gira intorno al salotto di Gennaro Bellavista, professore in pensione.

Il suo cenacolo si riempie quotidianamente di amici e di parole. Mentre si discute della celebre distinzione "sociologica" fra uomini d’amore (come i napoletani) e uomini di libertà, come i milanesi. Un contrasto di visioni e di abitudini accentuato dall’arrivo nel caseggiato del dottor Cazzaniga, nuovo direttore del personale dell’Alfasud. Ovviamente meneghino. Il resto è storia. O quasi. Con una figliola incinta, un futuro genero disoccupato, la violenza della camorra e la gran voglia di un finale felice. "Non pensavo ad adattare, produrre, mettere in scena e interpretare "Così parlò Bellavista" – spiega Gleijeses –. Il ricordo di quel film è indelebile nella memoria mia e della gente napoletana. C’era quindi un solo modo limpido e affascinante per portarlo in teatro. Distaccarsi dal film e creare un’opera autonoma, specificamente teatrale. Abbiamo però voluto ambientare lo spettacolo negli stessi anni del film e in realtà non abbiamo dovuto adeguare all’oggi nemmeno una battuta. E per il resto, come ci ha insegnato Luciano, dobbiamo avere fede: "Napoli, con il suo spirito d’adattamento, è forse l’ultima speranza che ha il genere umano per sopravvivere"".

Diego Vincenti

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