Enzo Anghinelli e il luogo dell'agguato
Enzo Anghinelli e il luogo dell'agguato

Milano, 14 aprile 2019 - In Curva si è sempre visto poco o nulla, anzi negli ultimi anni la sua presenza non è stata mai censita. Eppure, pare che Enzo Anghinelli, prima di essere arrestato dai carabinieri nel 2007, avesse ottimi contatti con diversi esponenti della Sud, la parte più calda del tifo organizzato di marca milanista. Sembra che il 46enne, ferito alla testa venerdì mattinata in via Cadore da due sicari poi scappati su uno scooter, fosse molto vicino a uno storico capo ultrà della curva, anche se, è bene precisarlo, queste frequentazioni non sono mai state oggetto di indagini. In ogni caso, nell’ambiente che ruotava attorno al secondo anello blu del Meazza bazzicava all’epoca pure Anghinelli, poi ammanettato dai militari dell’Antidroga davanti a un autonoleggio di via Teodosio e colpito dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2012 dal gip Maria Vicidomini.

Stando a quanto risulta, gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal pm Leonardo Lesti e dal dirigente Lorenzo Bucossi, stanno scandagliando con attenzione anche l’ambiente ultrà per capire se Anghinelli avesse riallacciato i vecchi rapporti e soprattutto se vanno cercati in quell’area i due sicari che l’altro giorno hanno seguito il 46enne per poi sparargli cinque colpi calibro 9, di cui uno a segno allo zigomo sinistro. Detto questo, la pista privilegiata, sin dal momento in cui gli investigatori hanno identificato la vittima, resta quella del regolamento di conti per uno sgarro legato allo spaccio di stupefacenti. Una convinzione che affonda le radici sia nel passato criminale di Anghinelli, condannato in totale a 11 anni di carcere per l’inchiesta «White 2007», che nel presente, caratterizzato da una nuova indagine della Guardia di Finanza. Secondo quanto siamo riusciti a ricostruire, il 46enne sarebbe rimasto coinvolto a fine 2018 nell’operazione della Guardia di Finanza su un traffico di marijuana e hashish proveniente dalla Spagna. 

Un'operazione che ha vissuto di vari passaggi intermedi, riscontri all’attività in corso: tra questi, rientrerebbe pure il sequestro di 206 chili di marijuana effettuato a Settimo Milanese dai carabinieri nel maggio scorso; in quell’occasione, i militari arrestarono il conducente del tir pieno di droga (occultata negli scatoloni che contenevano ufficialmente solo lana di roccia), un 49enne residente a Bovisio Masciago e un 51enne albanese. L’indagine si è conclusa a novembre: in totale sono state arrestate 13 persone in flagranza e tolti dal mercato 303 chili di marijuana, 71 di hashish, 70 grammi di cocaina, una pistola calibro 9x19 parabellum con matricola abrasa e diverse migliaia di euro ritenute provento dell’attività illecita. Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di individuare «un sodalizio criminale composto da italiani e da soggetti di etnia balcanica» che facevano arrivare la droga dalla Spagna via camion e poi la stoccavano in alcuni box a Milano.