Un'ambulanza (foto d'archivio)
Un'ambulanza (foto d'archivio)

Milano, 6 aprile 2019 - «Metti nella lista quello». «Non mi chiamo quello, mi chiamo Omar». Botta e risposta fra il bullo e la vittima, a scuola, poi l’aggressione a schiaffi pugni e sprangate in testa. Teatro dell’ennesimo atto di violenza, avvenuto giovedì pomeriggio a scuola, è un centro di formazione professionale del Sud Milano. I ragazzi stavano formando delle squadre di calcio per un torneo interno, quando uno di loro, con atteggiamenti da bullo, ha apostrofato il compagno, un ragazzo marocchino di 15 anni che chiameremo Omar, con tono sprezzante: «Metti quello». Un bullo che non ha digerito però il fatto di essere corretto davanti alla classe e così dopo aver avvertito Omar con un «poi vedi!», ha orchestrato la vendetta andata in scena all’uscita di scuola. Fuori ad attenderlo però non era solo, ma aveva fatto arrivare uno (forse due) amici, pare più grandi, maggiorenni.

«Quando sono uscito da scuola il mio compagno mi ha chiamato in disparte e pretendeva che mi scusassi con lui solo perché gli avevo chiesto di chiamarmi con il mio nome. Poi ha iniziato a contare fino a cinque e prima che finisse mi ha sferrato uno schiaffo e un pugno al volto. Io ho fatto per scappare e andare verso la fermata del pullman, ma alle spalle un suo amico mi ha colpito con una mazza alla testa più volte». La scena è avvenuta davanti ai compagni di classe che non sono intervenuti a difendere Omar, forse anche per paura. Il ragazzo ferito perde sangue dalla testa e da un orecchio, ma non se ne rende conto. (Glielo farà notare poi un compagno di classe che gli ha fatto la foto). L’aggressore probabilmente ha adoperato una spranga di ferro, come spiega la vittima. «Non so bene con cosa mi hanno colpito, forse con una mazza o una spranga, non so nemmeno quanti fossero oltre al mio compagno di classe». Alla fine Omar riesce ad allontanarsi e a nascondersi e chiama i soccorsi. Sul posto arriva un’ambulanza della Croce rossa e i carabinieri. Il giovane viene medicato sul posto mentre racconta l’accaduto ai militari. Poi arriva il padre del ragazzo e partono alla volta dell’ospedale. I medici riscontrano varie ferite alla testa, una all’orecchio sinistro e danno sei giorni di prognosi. «Non riteniamo si sia trattato di razzismo – spiega il papà del ragazzo – ma di un caso di bullismo. Ora mio figlio non vuole tornare a scuola. Noi vogliamo stare tranquilli, ma quei ragazzi vanno punti e vanno avvisate le loro famiglie».

L’aggressore, quello esterno alla scuola, ancora non è stato identificato, ma dovrebbe essere solo questione di tempo. Dalla direzione del centro di formazione fanno sapere di aver individuato il compagno bullo. In queste ore Omar e il papà torneranno dai carabinieri per consegnare il referto del pronto soccorso e formalizzare la denuncia.