Milano, 18 gennaio 2018 - Le case vacanza o gli appartamenti messi in affitto per i turisti dovranno avere un codice numerico identificato. A prevederlo è una modifica alla legge regionale sul turismo, approvata ieri dal Consiglio regionale. Il codice dovrà essere messo in vista sugli avvisi pubblicati su Internet, per permettere all’Agenzia delle Entrate di verificare se l’attività è in regola. Il provvedimento mira ad eliminare la concorrenza sleale verso i tradizionali alberghi o bed and breakfast e a far emergere il nero che sfuggiva al fisco. In sostanza chi possiede una casa o una camera che affitta ai turisti dovrà comunicare in Comune l’apertura di attività e contestualmente verrà rilasciato il codice identificativo. Si tratta solo una comunicazione formale, non ci sono altri adempimenti come avviene per l’apertura di altre attività (ad esempio, un negozio).

I controlli saranno in capo ai Comuni e ai trasgressori può essere comminata una sanzione da un minimo di 500 a un massimo di 1.500 euro. Per l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Mauro Parolini, «l’introduzione del codice identificativo rappresenta una garanzia di trasparenza per tutti. Non aggiunge oneri ed adempimenti particolari ai proprietari, ma contribuisce a creare un contesto di chiarezza e tutela anche i turisti che scelgono questa tipologia di accoglienza». Il relatore del testo, il leghista Fabio Rolfi, ha sottolineato che «i numeri parrebbero delineare una realtà ormai fuori controllo: stando a quanto risulta dai rilevamenti della Regione, alla fine del 2017, sarebbero presenti 3.473 alloggi censiti e registrati, adibiti agli affitti per brevi periodi; una cifra che confligge con i dati in possesso di Federalberghi, che ad aprile 2017 avrebbe contato oltre 22.000 alloggi presenti solo sul portale Airbnb».

Da parte sua il consigliere regionale del Pd, Fabio Pizzul, ha spiegato: «C’è stato il sostegno del Pd nonostante le criticità che il provvedimento porta con sé, che mi auguro possano essere superate». Critiche da Airbnb: «Hanno perso tutti: gli onesti si troveranno a dover affrontare maggior burocrazia, mentre i furbi continueranno a farla franca riportando codici identificativi fasulli o altrui, le istituzioni affronteranno maggiori oneri per istituire uno strumento che non servirà a niente». Soddisfatto Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio: «Il Codice identificativo aiuterà nel contrastare l’abusivismo e agevolare i Comuni nei controlli degli annunci, online e offline, di turismo in appartamento».